Piante magiche e medicinali dall’epoca biblica ai giorni nostri
Da sempre l’uomo ha avuto bisogno delle piante (senza i vegetali non potremmo sopravvivere); si sa che anche senza documenti scritti l’uso di esse risale alla notte dei tempi. Infatti gli scavi archeologici hanno portato alla luce prove dell’uso di piante negli agglomerati umani e anche scelte di semi conservati in appositi contenitori.
In tutte le antiche scritture dei vari popoli della terra ci sono riferimenti all’uso domestico o terapeutico di erbe, radici, fiori, foglie spesso collegate a riti religiosi.
Oggi mi limiterò a fare un breve escursus riguardante alcune piante citate nella Bibbia e l’uso terapeutico riferito alla medicina popolare e alla moderna fitoterapia.
ARTEMISIA absithium Assenzio Composite
“Non ci sia dunque tra voi né uomo, né donna, né famiglia, né tribù che oggi distolga il suo cuore dal Signore, Iddio vostro, per andare a servire agli dei di quelle nazioni! Non ci sia tra voi nessuna radice che produca veleno e assenzio” Deuteronomio 29, 17.
Questa specie fa parte della grande famiglia della Artemisie quali l’A. Vulgaris, A. draucunculus, A. abotanum, A. arborescens ecc.
Su queste piante si potrebbe scrivere un ampio trattato dato che l’Artemisia, fin dai tempi più antichi, è stata chiamata “madre di tutte le erbe” e ha suscitato interessi terapeutici, magico-religiosi in tutte le popolazioni che l’hanno conosciuta.
Nella nostra tradizione popolare, l’artemisia era considerata una pianta magica: si riteneva che durante la notte di S. Giovanni, il 24 giugno (solstizio d’estate), l’Artemisia secernesse, sotto le radici, un “carbone” efficace contro i fulmini e la peste e che avrebbe protetto chiunque l’avesse colto quella notte e conservato in casa o portato sotto le vesti.
Tornando all’Assenzio possiamo ricordare Apuleio che consigliava il viandante di portare con sé un rametto di questa pianta per alleggerire la fatica della via. Catone nel De re rustica e Virgilio nelle Georgiche esaltavano le sue proprietà antiarrossanti. Queste virtù furono riconosciute e applicate in tutta la materia medica medievale e rinascimentale e furono elencate da Macer Floridus nella sua opera De Viribus herbarum “…stomachi robur est, lumbricus necat, alvum mollit…ictus subvenit, oculos clarificat”
Esso divenne celebre nel periodo letterario degli Scapigliati che misero in uso una bevanda alcolica a base di assenzio che provocava un certo torpore mentale: era l’inizio della dipendenza che portò molti all’absintismo. Questa intossicazione è una forma di avvelenamento dovuta agli effetti tossici del suo olio essenziale che,se assunto in notevoli quantità, può dar luogo a fenomeni convulsivi o epilettiformi molto pericolosi. La sostanza responsabile di questa azione psicoeccitante e narcotica è il terpene tujone
Tuttavia le sommità fiorite di assenzio contengono anche molti principi amari e digestivi ed in fitoterapia è impiegato come amaro-eupeptico nella terapia delle affezioni gastrointestinali e nell’atonia gastrica, utile anche nelle anoressie con tendenza alla costipazione.
Per uso esterno le lozioni a base di artemisia sono molto efficaci contro le punture di zanzare.
Hyssopus officinalis Issopo Labiate
Mosè chiamò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: “Scegliete e prendete un agnello per le vostre famiglie e immolate la Pasqua. Prendete pure un mazzetto d’Issopo, intingete nel sangue dentro un catino e con quel sangue spruzzate il frontone e i due stipiti della porta…”ESODO 12, 22
Questa labiata, spesso citata nella Bibbia, è una pianta perenne sufrutice, molto aromatica con fiori azzzurro-violetto simili al rosmarino (infatti appartiene alla stessa famiglia). Di origine asiatica, è stata introdotta in Europa centrale e meridionale nel Medioevo. Cresce nei luoghi secchi e pietrosi, zone preferibilmente calcaree, fino al piano alpino.
Coltivata come pianta medicinale per le proprietà toniche, depurative, bechiche, espettoranti.
Molto più diffusa nell’uso culinario e popolare che nella fitoterapia occidentale per la quale la più nota e usata è il Rosmarino.
ROSMARINUS officinalis Rosmarino (Labiate)
L’origine del nome latino si fa derivare da rhos=rugiada di mare, ma è più probabile che derivi dal greco rops=arbusto e myrinos=odoroso. Ma i nomi regionali e locali sono tantissimi es: Romarin (Liguria), Rosmarein (Lombardia), Gusmarin (Veneto), Usmaren (Emilia), Rosamarina (Campania), Zipiri (Sardegna).
Questa pianta tanto diffusa e usata nel nostro Paese, ha un’origine che risale agli Egiziani; testimonianza che ci viene da Prospero Alpino medico-botanico del rinascimento, autore di un celebre testo sulle piante dell’antico Egitto. Egli racconta di aver trovato, in una tomba, un ramoscello di rosmarino chiuso in uno scarabeo di marmo.
In passato, veniva usata sia per le cerimonie funebri che nuziali, perchè, essendo così ricca di essenze profumate, era considerata una pianta magica capace di allontanare gli spiriti maligni. Molto più realisticamente, quando si svolgevano cerimonie dove l’affollamento di persone era inevitabile, si ricorreva a piante che, con il loro profumo, attenuavano quello della “calca”; così facendo, si otteneva anche un buon effetto antisettico come ci è documentato per le festività religiose del periodo medievale.Tra gli usi tradizionali delle nostre regioni c’era quello di porre i rametti fogliari del Rosmarino sulle stufe roventi: i vapori che si sprigionavano venivano respirati per combattere la tosse e le bronchiti. L’infuso delle foglie, addolcito col miele, veniva assunto a scopo digestivo. Le sommità fiorite bollite nel vino si usavano per rinfrescare l’alito.
Altro uso popolare curioso era quello di infilarsi tra i capelli alcuni rametti di questa pianta sia per rinvigorirli che per rinfrescare la memoria. Ricordo, infine che il Rosmarino è sempre stato ritenuto propizio agli affetti familiari.
Pianta tipicamente mediterranea, cresce lungo i litorali, ma anche nelle campagne e sulle colline, se ben riparata resiste fino a -10gradi.
Arbusto perenne fiorisce più volte in un anno.Come tutte le piante officinali, cambia un po’ di qualità a seconda delle zone in cui cresce, all’esposizione e alla stagione di raccolta, il suo olio essenziale è formato , per lo più, da cineolo, borneolo, canfora, pinene, esteri tannini, resine.
Usi fitoterapici: Bagni tonificanti di decotto di rametti contro la stanchezza e la pelle ruvida; utile anche per combattere un incipiente raffreddore (un bagno al Rosmarino può essere risolutivo). I bambini gracili traggono molto giovamento con una cura di questi bagni. Io sottolineo spesso l’effetto positivo che possiamo ottenere dalle piante attraverso l’osmosi; ricordiamoci che la pelle respira attraverso i pori e che le abluzioni alle mani o ai piedi non sono da sottovalutare nelle cure fitoterapiche o di aromaterapia.
Contro la sinusite si fa bollire una manciata di foglie in due tazze d’acqua e si fanno degli impacchi caldi tra i seni nasali, altrettanto utili si dimostrano questi impacchi nella zona cervicale per combattere un’infiammazione acuta della zona. Per questi disturbi sono molto utili anche le frizioni di olio di R. ottenuto per macerazione dei rametti freschi in olio d’oliva, di cartamo o di lino.
Per rinforzare i capelli si fanno frizioni di T.M. (tintura madre) di Rosmarino,Ortica, Equiseto; oppure ci si risciacquano, massaggiando la cute, i capelli con un decotto di rametti fogliari.
Utile, contro la tosse dei bambini (ma anche dei grandi), è la marmellata di fiori che si prepara con molto amore, molta pazienza, molti fiori e qualche cucchiaio di zucchero; se ne dà un cucchiaino piccolo sciolto in una tazza di latte caldo, due volte al dì.
Attenzione ai dosaggi, soprattutto nelle cure per via orale: il R. ad alte dosi, può essere tossico e procurare eccitazione o allergie! Come per qualsiasi tipo di medicamento, vegetale e non, bisogna affidarsi a persone esperte e fidate.
Come cosmetico questa pianta è nota fin dai tempi antichi, ma il prodotto più famoso, passato alla storia, è l’acqua della regina d’Ungheria. In effetti, l’essenza, contenuta in questa meravigliosa labiata, è molto utile contro le rughe e la pelle atona sia del viso che del corpo.
RICETTA contro la caduta dei capelli
Rosmarino T.M. 30cc.
Ortica T.M 40cc.
Equiseto T.M. 30cc.
Aggiungere 6-8 gocce di essenza di Bergamotto
Citata nel Cantico dei Cantici, come innumerevoli altre piante che indicherò qui di seguito, è l’Aloe
ALOE Barbadensis ALOE vera ALOE vulgaris ALOE Liliacee
Il nome si trova già in Celso, medico latino del secolo d’Augusto. Si conoscono circa 85 specie di Aloe, alcune delle quali raggiungono i 20 metri di altezza. Di interesse officinale sono parecchie oltre alle citate: A. socotrina, A. ferox, A. abyssina ecc.
Sono caratteristiche piante grasse e appartengono alla famiglia delle liliacee. I fusti di altezza variabile, sono sormontati da un ciuffo di foglie a sezione triangolare, con bordi spinosi, di colore verde e talvolta picchiettati di macchie porporine. L’infiorescenza è un racemo (1) eretto lungo e compatto che porta fiori di colore che va dal giallo-aranciato al rosso.
Molte specie si sono naturalizzate nei paesi a clima temperato dove sono state introdotte per la bellezza delle loro foglie e dei fiori. Nei paesi tropicali e, in particolare, nelle Antille, dall’Aloe perfoliata si estraggono fibre tessili con le quali si confezionano stoffe grossolane o corde.
La droga è data dal succo condensato ed essiccato delle foglie recise e dal gel estratto dalle foglie spellate. A piccole dosi esercita un’azione eupeptica (digestiva) e colagoga, a dosi maggiori è lassativa.
Per uso esterno è usata nella cura delle dermatiti, per le ustioni e per le macchie della pelle.
A Cuba, dove la fitoterapia è applicata anche negli ospedali, l’Aloe viene usata per preparare innumerevoli medicamenti quali: sciroppi, linimenti, lozioni capillari, ovuli, supposte, unguenti rettali, creme.
Ultimamente si stanno studiando gli effetti dell’Aloe contro il cancro.(soprattutto l’Aloe Barbadensis).
(1)- Racemo: infiorescenza allungata in cui i fiori sono sostenuti da peduncoli che si accorciano man mano che si sale.
LAVANDA Lavandula spica, L. angustifolia, L. latifolia Labiate
“ Sei un orto chiuso, sorella mia, sposa, sorgente chiusa, fonte sigillata, boschetto di melograni i tuoi germogli, coi frutti più squisiti, fiori di Cipro e nardo, nardo e croco e cannella e cinammomo, con ogni specie d’alberi d’incenso, mirra e aloe coi migliori aromi…” Cantico dei Cantici 4, 13-14
Nella Bibbia viene spesso citato il Nardo tra gli aromi preferiti il suo profumo non è altro che l’estratto di Lavanda a tutti noto da tempi immemorabili.
Il nome deriva dal latino lavare, infatti veniva usata per profumare l’acqua delle abluzioni e dei bagni: in essi si mettevano direttamente i fiori della pianta prima di immergervisi. L’uso di questa pianta che ha sempre attirato per il suo profumo, si perde nella notte dei tempi. Alcuni nomi popolari si riferiscono o alla forma come spigo, spighetta, erba-spiga; o al suo profumo come nardo, spiganarde ecc.
Contiene olio etereo, alcoli terpenici liberi come il linalolo, geraniolo, borneolo, cineolo canfora ecc. A differenza delle altre labiate questa pianta innalza i suoi steli e mostra con fierezza le sue graziose infiorescenze espandendo, nel periodo della fioritura, il suo particolare aroma per vasti spazi.
Nella medicina popolare l’infuso di fiori, addolcito con miele, veniva assunto per calmare la tosse, come diuretico o calmante. Il decotto dei fiori era usato per disinfettare e profumare l’alito. Le infiorescenze venivano infilate nei cuscini dei piccoli per conciliare il sonno. Pratica ancora consigliabile perchè gradevole ed efficace. L’uso domestico ancora molto diffuso, e assai preferibile ai deodoranti industriali, è quello di porre sacchetti di infiorescenze negli armadi della biancheria.
Nella festività di S. Giovanni si usava regalare un mazzetto di lavanda per amicizia o per dichiarare il proprio amore. In questo caso, dopo la festa di S.Pietro, si ricambiava il mazzetto per dimostrare l’assenso. Queste piante crescono spontanee nelle isole mediterranee e nell’entroterra, in zone a clima mite, sono piante protette. Si coltivano molto come specie da essenza e, per questo possiamo usarle, acquistandole in erboristeria. Le tre lavande citate hanno le stesse proprietà, ma differiscono soprattutto per la larghezza delle foglie e la lunghezza degli steli.
Per uso interno, i fiori di lavanda sono antisettici, carminativi, tonici bechici, antiasmatici, calmanti nervini, curativi dell’emicrania ecc.
Per uso esterno, vulnerari, rubefacenti, combattono l’alopecia e sono parassiticidi, con i fiori si possono fare suffumigi per combattere le laringiti. L’acqua di lavanda ha virtù calmanti e soporifiche, quindi molto adatta a combattere le “rughe d’espressione”; come può formare un’utilissima barriera contro gli agenti atmosferici o lo smog.
Infine parliamo dei bagni che sono, soprattutto dopo una giornata di fatica o di agitazione, un ottimo concilia-sonno. Nella vasca si possono versare due cucchiai di T.M. dopo averla riempita d’acqua o 6 gocce di essenza e rimanere distesi una decina di minuti, con l’accorgimento di mantenere l’acqua alla temperatura a voi più gradita, finito il bagno, ben asciugati, entrate sotto le coperte e, sogni d’oro!
Tintura di lavanda per uso esterno:
Lavanda fiori secchi gr.30
Alcool 50° cc.400
Lasciar macerare per 15 giorni, filtrare e mettere in boccette scure.
Alcune piante citate nella Bibbia
CANTICO DEI CANTICI
Nardo (=Lavanda)
Mirra
Uva
Cedri del Libano
Cipressi
Narciso
Giglio delle valli
Cardi
Giglio
Melo
Fico
Incenso
Legno del Libano (Cedro?)
Melagrana
Miele
Croco
Cannella
Cinammomo
Aloe (Barbadiensis)
Palma
Noci
Mandragole
EZECHIELE 4,9
Orzo, fave, lenticchie, miglio, spelta
Lino 9, 11
Cedro 17, 22
DANIELE 1, 12
Legumi
Lentisco 13, 54- Rovere 13,58
CITAZIONONI DI PIANTE BIBLICHE
Salmi “ … Altissimus produxit de terra medicina.”
Il frutto o le piante sono a volte simboli, cibo, medicina, abiti, legna da costruzione (Arca, Tabernacolo, Tempio), quasi sempre l’uno e l’altro.
Frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male- simbolo Genesi 2, 9
Fico –abito di Adamo ed Eva (Genesi 2,7)
Ulivo –foglia portata dalla colomba a Noè Genesi 8, 11
Mandragola- Lia dorme con Giacobbe e concepisce il quinto figlio Genesi 30,16
Questa pianta ha effetti afrodisiaci.
Adragante, Resina Laudano – Spezie portate dagli Ismaeliti prima che i fratelli di Giuseppe lo gettassero nella cisterna Genesi 37, 25
Papiro –culla di Mosè Esodo 2, 5
Roveto ardente -Dio parla a Mosè Esodo 3, 2
Orzo, lino, grano, spelta – settima piaga d’Egitto, la grandine, Esodo 9, 31
Lattughe selvatiche (=erbe amare) –la Pasqua Esodo 12, 8
Issopo –angelo sterminatore- Esodo 12, 22 -Bruciato nei riti di purificazione- Nm 19, 6
Purificazione del libro sacro e del popolo con sangue, acqua e issopo- Salmi 51, 9
Vedi Levitico14, 4 (lebbrosi)
Palme –oasi di Elim- Esodo 15, 27
Manna- Simile a miele e semi di coriandolo- Esodo 16, 31
Olio- per le lampade- Esodo 27,20
Acacia- altare dei profumi- Esodo 30,1
Mirra, Cinammomo, canna aromatica, cassia Esodo 30,32
Storace, Galbano, Incenso Esodo 30, 34-35
Ginepro –Sotto cui si addormenta Elia- Re 1, 19, 4
Assenzio- Deuteronomio 29, 18