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L’Iperico era considerato un amuleto contro ogni forma di stregoneria se si portava addosso nella notte di S.Giovanni (24 giugno, solstizio d’estate). Anticamente, chi si trovava per strada nella notte della vigilia, poteva incontrare le streghe che si recavano a frotte al convegno annuale, per proteggersi da possibili malefici, si infilava sotto la camicia l’Iperico insieme alle altre erbe. (“Se ne fanno unguenti contro le scottature, e per analogia, allontanerebbe coloro che abitano tra le fiamme. E’ stata inoltre collegata al massimo fulgore del sole, nel momento del solstizio estivo: secondo la tradizione si doveva cogliere il giorno di S.Giovanni alle ore 12.” Guarrera, P.M.-Il patrimonio etnobotanico del Lazio.-Regione-Lazio 1994.)
Fin dai tempi delle Crociate, i Cavalieri di S.Giovanni di Gerusalemme erano soliti usare questa pianta per curare le ferite dei combattenti perchè, secondo la dottrina della “signatura”, la pianta presentava delle ferite (i forellini delle foglie) e, perciò, era efficace contro le stesse. Inoltre, se si strofinavano i petali tra le dita, ci si tingeva di rosso e questo succo (l’ipericina) era chiamato sangue di S. Giovanni. Per allontanare gli spiriti maligni, si appendevano mazzetti sulla porta di casa o a capo del letto.
Questa pianta , comune nei bordi delle strade, nelle boscaglie, nei campi e in genere nei luoghi erbosi e soleggiati, fiorisce da giugno a settembre. E’ una pianta perenne, con fusti eretti, alti da
Alcuni nomi popolari delle nostre regioni: Millebuchi (Toscana); Sangue-spasso (Liguria);Trafurelo (Piemonte);Erba dal Sangh (Veneto); Jerbe de San Zuàn (Friuli); Erba da Taj, Erba de San Roch (Emilia).
L’iperico, nella tradizione popolare, ha avuto fama di una vera panacea. Era considerato capace di alleviare disturbi nervosi ( in effetti l’ipericina ha un’azione stimolante, efficace contro le depressioni); di alleviare i disturbi delle vie aeree come tossi, bronchiti, otiti; ma l’ uso più comune è quello del suo olio contro le scottature o le ferite, che si ottiene ponendo le sommità fiorite in olio d’oliva (o altri oli spremuti a freddo). Adatto contro gli eritemi solari, scottature, piaghe di varia origine; da evitare prima dell’esposizione solare perché può causare, alla pelle, fenomeni di sensibilizzazione.
Questo olio, ottenuto per macerazione, facilita la rigenerazione epiteliale e ha un effetto analgesico, che dopo le scottature dà molto sollievo.*
In fitoterapia, si usa anche l’infuso al 2%, 3-4 tazze al giorno per disturbi delle vie respiratorie e cistiti.
*Ricetta per preparare l’olio di Iperico:
Iperico sommità fiorite gr. 50
Olio extra vergine d’oliva ½ litro
Sole 15-20 giorni in recipiente a chiusura ermetica.
Quando l’olio ha assunto una bella colorazione rossa, si filtra e si pone in boccette scure.
In senso lato s’intende tutta la “medicina naturale” cioè quella non di sintesi.
FITOTERAPIA : Cura delle malattie con prodotti o derivati vegetali
AROMATERAPIA: Cura delle malattie con le essenze delle piante
GEMMOTERAPIA: Cura delle malattie con macerati o estratti gemme.
FLORITERAPIA: Cura delle malattie con i fiori (es. Fiori di Bach)
MACROBIOTICA: Sistema di vita e cura attraverso l’alimentazione
OMEOPATIA: la cura comprende derivati vegetali, minerali e animali.
Altre cure che spesso affiancano la fitoterapia, sono le Medicine orientali,
la Pranoterapia, la Riflessologia, l’Etnofarmacologia ecc.
NOTA- Ricordare che l’approfondimento e lo studio di queste nuove scienze” ha origine, in qualsiasi parte del mondo, dalla medicina popolare.
ChelidonErba delle rondini, il significato del suo nome deriva dal greco: chelidon =rondine.
Gli antichi greci e i latini pensavano che le rondini usassero i germogli di questa pianta per far aprire gli occhi ai loro piccoli che, si pensava, nascessero ciechi. Questo fatto portò all’uso popolare della pianta per curare malattie degli occhi, ma questa terapia è molto pericolosa dato che la chelidonia è caustica e serve per estirpare i porri della pelle (infatti, in molte regioni italiane viene chiamata Erba porraia). In ogni modo, dato che la chelidonia ha anche un forte potere antimicotico per certe forme di disturbi oftalmici può essere utile, ma sempre sotto la guida di un esperto.
L’uso attuale in fitoterapia è molto utile per i le affezioni epatiche, soprattutto riguardo ai disturbi dovuti a calcolosi biliare e all’epatite C.
Paracelso aveva già capito queste cose attraverso la teoria della “signatura”, da lui stesso predicata. Egli assimilò il colore del lattice della pianta, ai succhi biliari e constatò che il suo uso la rendeva capace di “aprire le occlusioni” di quest’ organo.
Altro uso, nell’attuale fitoterapia, per la sua azione antispasmodica sui tessuti muscolari (dovuta alla chelidonina e agli alcaloidi del papavero in essa contenuti), è in infusi composti.
Nell’odierna fitoterapia si sono riscontrati ottimi effetti nella cura di alcune malattie dl fegato e delle vie biliari (calcolosi).
Per uso esterno, come accennavo sopra, è ottima per estirpare le verruche, per questo il risultato migliore è l’uso del lattice da pianta fresca, ma funziona molto bene anche la Tintura Madre.








