09
feb

 Il nome greco significa -spine acute- e si riferisce alle numerose spine che ricoprono i rami di questo arbusto. Il Biancospino era apprezzato per i suoi fiori candidi e le bacche rosse, ma non molto conosciuto nell’antichità .per le sue straordinarie qualità terapeutiche.Due sono i Biancospini più diffusi nell’Europa occidentale: C. Oxyacantha e C. Monogyna (questa si differenzia dalla prima, per le sue foglie glabre profondamente lancinate). Essi si ibridano facilmente passando dall’uno all’altro attraverso forme intermedie, ma in fitoterapia sono usati per le medesime cure. Nella medicina popolare, venivano adoperati ( scorza, foglie, fiori e frutti) con le indicazioni abituali di tutte le piante ad effetto astringente, ad esempio contro il mal di gola o la diarrea. Con le sue bacche si usava fare un liquore zuccherino simile al sidro di pere con un effetto assai inebriante; oltre a quest’uso ce n’era un altro molto più pratico: i frutti essiccati e macinati venivano mischiati alla farina per fare il pane sia in periodi di carestia che in periodi normali.Solo nel XIX° secolo si scoprì che le loro foglie e i fiori contenevano dei fitocomplessi molto utili come tonicardici, antispasmodici e sedativi vegetali. Da allora il Biancospino divenne celebre in tutte le farmacopee del mondo.Si usa in: Infusione, Tintura Madre o capsule, come coadiuvante della terapia dei disturbi cardiaci; come sedativo contro l’insonnia dovuta ad uno stato ansioso, come vasodilatatore e, utilissimo, contro i disturbi nervosi della menopausa e dell’adolescenza.. Â