Secondo alcuni Hypericum deriva dal greco upér=sopra, cioè più forte del mondo infero; ed eicon=incenso perchè l’odore dell’olio essenziale ricorda quello dell’incenso. L’aggettivo perforatum si riferisce alle foglioline che, guardate contro luce, sembrano traforate per la presenza di piccole ghiandole translucide contenenti oli essenziali.Per tenere lontani i demoni, si usava bruciare la pianta, oppure si prendevano alcuni rametti, della stessa, e, dopo averli immersi in acqua benedetta, si aspergevano gli ambienti. Da qui vien fatto derivare il famoso nome popolare di “Scacciadiavoli”. Altro nome assai diffuso , col quale è conosciuta questa pianta, è Erba di S.Giovanni (attribuito anche a varie felci, Artemisia vulgaris, Hedera helix, Taraxacum officinalis, Inula helenium, ecc.), per il periodo d’inizio della fioritura.
L’Iperico era considerato un amuleto contro ogni forma di stregoneria se si portava addosso nella notte di S.Giovanni (24 giugno, solstizio d’estate). Anticamente, chi si trovava per strada nella notte della vigilia, poteva incontrare le streghe che si recavano a frotte al convegno annuale, per proteggersi da possibili malefici, si infilava sotto la camicia l’Iperico insieme alle altre erbe. (“Se ne fanno unguenti contro le scottature, e per analogia, allontanerebbe coloro che abitano tra le fiamme. E’ stata inoltre collegata al massimo fulgore del sole, nel momento del solstizio estivo: secondo la tradizione si doveva cogliere il giorno di S.Giovanni alle ore 12.” Guarrera, P.M.-Il patrimonio etnobotanico del Lazio.-Regione-Lazio 1994.)
Fin dai tempi delle Crociate, i Cavalieri di S.Giovanni di Gerusalemme erano soliti usare questa pianta per curare le ferite dei combattenti perchè, secondo la dottrina della “signatura”, la pianta presentava delle ferite (i forellini delle foglie) e, perciò, era efficace contro le stesse. Inoltre, se si strofinavano i petali tra le dita, ci si tingeva di rosso e questo succo (l’ipericina) era chiamato sangue di S. Giovanni. Per allontanare gli spiriti maligni, si appendevano mazzetti sulla porta di casa o a capo del letto.
Questa pianta , comune nei bordi delle strade, nelle boscaglie, nei campi e in genere nei luoghi erbosi e soleggiati, fiorisce da giugno a settembre. E’ una pianta perenne, con fusti eretti, alti da 20 a 80 centimetri. Le foglie sono opposte, sessili, coriacee, ellittico- oblunghe e punteggiate di nero sul margine della pagina inferiore e con numerosi punti traslucidi bene evidenti in trasparenza per tutto il lembo. I fiori sono raccolti in corimbi e sono formati da cinque petali giallo-dorati. Il frutto è una capsula.
Alcuni nomi popolari delle nostre regioni: Millebuchi (Toscana); Sangue-spasso (Liguria);Trafurelo (Piemonte);Erba dal Sangh (Veneto); Jerbe de San Zuàn (Friuli); Erba da Taj, Erba de San Roch (Emilia).
L’iperico, nella tradizione popolare, ha avuto fama di una vera panacea. Era considerato capace di alleviare disturbi nervosi ( in effetti l’ipericina ha un’azione stimolante, efficace contro le depressioni); di alleviare i disturbi delle vie aeree come tossi, bronchiti, otiti; ma l’ uso più comune è quello del suo olio contro le scottature o le ferite, che si ottiene ponendo le sommità fiorite in olio d’oliva (o altri oli spremuti a freddo). Adatto contro gli eritemi solari, scottature, piaghe di varia origine; da evitare prima dell’esposizione solare perché può causare, alla pelle, fenomeni di sensibilizzazione.
Questo olio, ottenuto per macerazione, facilita la rigenerazione epiteliale e ha un effetto analgesico, che dopo le scottature dà molto sollievo.*
In fitoterapia, si usa anche l’infuso al 2%, 3-4 tazze al giorno per disturbi delle vie respiratorie e cistiti.Un uso efficace, contro molte forme di depressione, è la Tintura Madre di Iperico che, conosciuta da secoli nel mondo rurale, si sta ora diffondendo nella farmacopea occidentale; negli Stati Uniti al posto di un noto antidepressivo di sintesi si va sostituendo con grande efficacia, un prodotto a base di ipericina estratta dalla pianta. In omeopatia si usa nelle varie diluizioni, nelle lesioni dei nervi e di tessuti nervosi, nei traumi cerebrali, nei dolori successivi a un intervento operatorio, nelle lesioni delle zone nervose periferiche.
*Ricetta per preparare l’olio di Iperico:
Iperico sommità fiorite gr. 50
Olio extra vergine d’oliva ½ litro
Sole 15-20 giorni in recipiente a chiusura ermetica.
Quando l’olio ha assunto una bella colorazione rossa, si filtra e si pone in boccette scure.