Botanica e Medicina Naturale

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Tutti gli articoli di maggio, 2012

Le fumarie sono pianticelle dall’aspetto così particolare che è difficile confonderle con le altre. Una loro caratteristica è quella di produrre nettare nel corto sperone portato da ciascun fiore, che impedisce alla maggior parte degli insetti di raggiungerlo; solo le api, con il loro apparato boccale succhiatore, riescono a raggiungere il nettare. La riproduzione, infatti, avviene soprattutto per autoimpollinazione.Il nome Fumaria deriva dal latino medievale=Fumo della terra. Questo appellativo può derivare sia dal lezzo che si sprigiona quando la pianta viene sradicata da terra, sia dall’aspetto verde-bluastro del fogliame che può assomigliare ad una nuvoletta di fumo.Presente nei suoli arati (malerba) come nelle boscaglie di latifoglie, in tutta Italia, ma più diffusa nelle zone centro-meridionali.

Durante il medioevo la pianta fu dimenticata ed è stata riscoperta solo in tempi recenti da fitoterapisti francesi. E ciò soprattutto per le interessanti sostanze attive quali fumarina, resina, tannino, mucillagine, colina e flavonoidi con effetto antispastico, depurante il sangue e regolante il flusso bi­liare. Recenti esami clinici confermano che la fumaria liquefa la bile, esplica un effetto positivo sulle condizioni di deflusso ed ha effetto spasmolitico sullo sfintere del condotto biliare. Da qui le proprietà depurative ed abbassanti il colesterolo. Parte utilizzata: Erba fiorita Nella medicina popolare veniva usata in impacco sugli occhi infiammati, l’infuso come disinfettante delle ferite, in sostituzione dell’alcol. Contro gli eczemi e la psoriasi, si strofinava la pianta fresca sulla pelle, oppure si usava l’infuso dei suoi fiori emulsionato con olio d’oliva. Altre Indicazioni tradizionali: adiposità – obesità, calcolo biliare, debolezza biliare, stasi bilari, infiammazione della cistifellea(equilibrante), abbassa il colesterolo, colica biliare, depurazione del sangue (tramite fegato), dermatosi squamosa, eczema, insufficienza epatica, trattamento dopo epatite, leggera itterizia, stanchezza … Per uso interno, veniva bevuto l’infuso della pianta contro l’ipertensione e, come disintossicante, contro le eruzioni cutanee.

Ha un buon effetto come diaforetico, depurativo, stimolante delle secrezini dell’apparato digestivo e delle vie biliari, contrasta l’ipertensione arteriosa.Il suo uso va effettuato sotto controllo medico, l’infuso o la tintura madre di Fumaria non devono essere assunti per più di quindici giorni consecutivi, poichè si è riscontrato che nella prima settimana il preparato stimola la digestione ed è depurativo, nella seconda comincia ad avere un effetto sedativo e abbassa la pressione sanguigna. Probabilmente questi effetti sono dati dalla combinazione dei sette alcaloidi contenuti nella pianta. Le prime due settimane ha un effetto tonificante, quindi calmante, dimagrante e conciliante il sonno. Comunque ogni miscela per la depurazione del sangue dovrebbe contenere della fumaria. Si dice che grazie alla fumaria si possa diventare molto vecchi! Tintura Madre di Fumaria: Fumaria fresca (fiori e foglie apicali) gr. 10 Alcol etilico a 50° gr.100 Lasciare macerare per 8-10 giorni, filtrare e usarne 15 gg. in ½ bicchiere d’acqua, alla sera per non più di 15 giorni di seguito.

Attenzione: l’iperdosaggio può causare mal di stomaco

LE ALLERGIE E LA FITOTERAPIA

Si sa che le allergie si basano su delle reazioni di qualche organo del corpo (rinite, asma, eczema ecc.) conseguente alla reazione di numerosi mediatori, d’origine, in gran parte, leucocitaria, sotto l’effetto di una reazione tra un allergene e una y-globuline IgE (anticorpi) specifica. Questi fenomeni, attualmente, sono molto studiati e più si studiano, più ci si rende conto della loro complessità.Tuttavia certi processi sono chiari e possono servire da base di partenza per una scelta oculata delle piante adatte ad attenuare gli effetti allergici. Si è costatato che certi flavonoidi (quercetolo, rutoside, kempferolo ecc.) sono dei potenti stabilizzatori della membrana mastocitaria e le piante ricche di questi flavonoidi ( Ginkgo biloba, Cardo mariano) sono di una certa utilità nei trattamenti delle allergie. La loro assunzione sarà più o meno efficace a seconda del soggetto e del tipo di allergia da curare; comunque può funzionare come sostegno ad altri trattamenti.La fitoterapia si può opporre agli effetti dell’istamina con piante che contengono principi attivi antagonisti ad essa al livello dei ricettori H1.

Piante ricche di flavonoidi stabilizzatori di mastociti: (1)

Ginkgo biloba
Silybum marianum
Arnica montana
Grindelia officinalis
Piante che esercitano, in vitro, un effetto antistaminico H1:
Fumaria officinalis
Glycyrrhiza glabra
Plantago major

Allergie nasali

E’ una delle forme più diffuse di allergia, specialmente nel periodo della pollinazione primaverile ed estiva.Riguardo alla rinorrea acquosa la tradizione fitoterapica cita varie piante quali:Plantago major, Euphrasia officinalis, Per contrastare lo starnutamento continuo: Anemone pulsatilla, Hyssopus officinalis, Molto più efficaci e usati sono gli oli essenziali quali: Carum carvi, Cominum ciminum, Lavandula officialis, Origanum majorana, Satureia officinalis, Zingiber officinalis.

ASMA

Le piante che vengono usate contro gli attacchi di asma sono usate anche per le tossi o le bronchiti croniche.Piante antiasmatiche: Chelidonium majus, Lobelia inflata, Hyssopus officinalis, Origanum majorana, Ephedra vulgaris, Atropa belladonna, Harpagophytum procumbens (utile anche contro la febbre da fieno), Tussillago farfara.
(1) mastocita [ted. mast = ben nutrito, con riferimento al carico di granuli ritenuti di natura trofica; gr. kütos = cellula] Cellula relativamente voluminosa (20-30 mm), tipicamente descritta nel tessuto connettivo di numerosi Mammiferi. Di forma varia, in rapporto alle strutture limitrofe che possono modellarne la sagoma, i mastociti contengono il corredo consueto di organuli delle cellule metabolicamente attive, tra i quali quelli della biosintesi proteica, e un carico considerevole di granuli subsferici. Tali inclusi assumono i coloranti basici e sono tra le poche strutture intracitoplasmatiche in grado, nelle cellule intatte, di legare il policatione rosso rutenio durante la fissazione. Le caratteristiche tintoriali sono dovute all’elevata concentrazione intragranulare di eparina, un proteoglicano solforato. Al microscopio elettronico in trasmissione, i granuli appaiono nell’uomo di aspetto eterogeneo, mentre nel ratto sono strutturalmente più omogenei. I mastociti, che almeno nell’uomo condividono alcune caratteristiche funzionali dei granulociti basofili, sintetizzano anche istamina e sostanze correlate al meccanismo dell’anafilassi. La liberazione di tali prodotti avviene nel contesto di una reazione immunitaria e coinvolge particolari globuline legate su specifici recettori della membrana dei mastocitiSIN. eparinocita, mastcellula.

MASTOCITOSI

Malattia caratterizzata da una proliferazione di mastociti. Può manifestarsi in forma sistemica, interessando tutti i tessuti eccetto il sistema nervoso centrale, o in forma cutanea (orticaria pigmentosa). La forma cutanea è caratterizzata da lesioni nodulari (mastocitoma) oppure può presentarsi sotto forma di una placca la cui frizione è seguita da orticaria intensamente pruriginosa.

  

Piante magiche e medicinali dall’epoca biblica ai giorni nostri

Da sempre l’uomo ha avuto bisogno delle piante (senza i vegetali non potremmo sopravvivere); si sa che anche senza documenti scritti l’uso di esse risale alla notte dei tempi. Infatti gli scavi archeologici hanno portato alla luce prove dell’uso di piante negli agglomerati umani e anche scelte di semi conservati in appositi contenitori.
In tutte le antiche scritture dei vari popoli della terra ci sono riferimenti all’uso domestico o terapeutico di erbe, radici, fiori, foglie spesso collegate a riti religiosi.
Oggi mi limiterò a fare un breve escursus riguardante alcune piante citate nella Bibbia e l’uso terapeutico riferito alla medicina popolare e alla moderna fitoterapia.

ARTEMISIA absithium                  Assenzio                   Composite

“Non ci sia dunque tra voi né uomo, né donna, né famiglia, né tribù che oggi distolga il suo cuore dal Signore, Iddio vostro, per andare a servire agli dei di quelle nazioni! Non ci sia tra voi nessuna radice che produca veleno e assenzio” Deuteronomio 29, 17.

Questa specie fa parte della grande famiglia della Artemisie quali l’A. Vulgaris, A. draucunculus, A. abotanum, A. arborescens ecc.
Su queste piante si potrebbe scrivere un ampio trattato dato che l’Artemisia, fin dai tempi più antichi, è stata chiamata “madre di tutte le erbe” e ha suscitato interessi terapeutici, magico-religiosi in tutte le popolazioni che l’hanno conosciuta.
Nella nostra tradizione popolare, l’artemisia era considerata una pianta magica: si riteneva che durante la notte di S. Giovanni, il 24 giugno (solstizio d’estate), l’Artemisia secernesse, sotto le radici, un “carbone” efficace contro i fulmini e la peste e che avrebbe protetto chiunque l’avesse colto quella notte e conservato in casa o portato sotto le vesti.

Tornando all’Assenzio possiamo ricordare Apuleio che consigliava il viandante di portare con sé un rametto di questa pianta per alleggerire la fatica della via. Catone nel De re rustica e Virgilio nelle Georgiche esaltavano le sue proprietà antiarrossanti. Queste virtù furono riconosciute e applicate in tutta la materia medica medievale e rinascimentale e furono elencate da Macer Floridus nella sua opera De Viribus herbarum “…stomachi robur est, lumbricus necat, alvum mollit…ictus subvenit, oculos clarificat”
Esso divenne celebre nel periodo letterario degli Scapigliati che misero in uso una bevanda alcolica a base di assenzio che provocava un certo torpore mentale: era l’inizio della dipendenza che portò molti all’absintismo. Questa intossicazione è una forma di avvelenamento dovuta agli effetti tossici del suo olio essenziale che,se assunto in notevoli quantità, può dar luogo a fenomeni convulsivi o epilettiformi molto pericolosi. La sostanza responsabile di questa azione psicoeccitante e narcotica è il terpene tujone

Tuttavia le sommità fiorite di assenzio contengono anche molti principi amari e digestivi ed in fitoterapia è impiegato come amaro-eupeptico nella terapia delle affezioni gastrointestinali e nell’atonia gastrica, utile anche nelle anoressie con tendenza alla costipazione.
Per uso esterno le lozioni a base di artemisia sono molto efficaci contro le punture di zanzare.

Hyssopus officinalis    Issopo       Labiate

Mosè chiamò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: “Scegliete e prendete un agnello per le vostre famiglie e immolate la Pasqua. Prendete pure un mazzetto d’Issopo, intingete nel sangue dentro un catino e con quel sangue spruzzate il frontone e i due stipiti della porta…”ESODO 12, 22

Questa labiata, spesso citata nella Bibbia, è una pianta perenne sufrutice, molto aromatica con fiori azzzurro-violetto simili al rosmarino (infatti appartiene alla stessa famiglia). Di origine asiatica, è stata introdotta in Europa centrale e meridionale nel Medioevo. Cresce nei luoghi secchi e pietrosi, zone preferibilmente calcaree, fino al piano alpino.

Coltivata come pianta medicinale per le proprietà toniche, depurative, bechiche, espettoranti.
Molto più diffusa nell’uso culinario e popolare che nella fitoterapia occidentale per la quale la più nota e usata è il Rosmarino.

ROSMARINUS officinalis                             Rosmarino (Labiate)

L’origine del nome latino si fa derivare da rhos=rugiada di mare, ma è più probabile che derivi dal greco rops=arbusto e myrinos=odoroso. Ma i nomi regionali e locali sono tantissimi es: Romarin (Liguria), Rosmarein (Lombardia), Gusmarin (Veneto), Usmaren (Emilia), Rosamarina (Campania), Zipiri (Sardegna).
Questa pianta tanto diffusa e usata nel nostro Paese, ha un’origine che risale agli Egiziani; testimonianza che ci viene da Prospero Alpino medico-botanico del rinascimento, autore di un celebre testo sulle piante dell’antico Egitto. Egli racconta di aver trovato, in una tomba, un ramoscello di rosmarino chiuso in uno scarabeo di marmo.
In passato, veniva usata sia per le cerimonie funebri che nuziali, perchè, essendo così ricca di essenze profumate, era considerata una pianta magica capace di allontanare gli spiriti maligni. Molto più realisticamente, quando si svolgevano cerimonie dove l’affollamento di persone era inevitabile, si ricorreva a piante che, con il loro profumo, attenuavano quello della “calca”; così facendo, si otteneva anche un buon effetto antisettico come ci è documentato per le festività religiose del periodo medievale.Tra gli usi tradizionali delle nostre regioni c’era quello di porre i rametti fogliari del Rosmarino sulle stufe roventi: i vapori che si sprigionavano venivano respirati per combattere la tosse e le bronchiti. L’infuso delle foglie, addolcito col miele, veniva assunto a scopo digestivo. Le sommità fiorite bollite nel vino si usavano per rinfrescare l’alito.
Altro uso popolare curioso era quello di infilarsi tra i capelli alcuni rametti di questa pianta sia per rinvigorirli che per rinfrescare la memoria. Ricordo, infine che il Rosmarino è sempre stato ritenuto propizio agli affetti familiari.
Pianta tipicamente mediterranea, cresce lungo i litorali, ma anche nelle campagne e sulle colline, se ben riparata resiste fino a -10gradi.

Arbusto perenne fiorisce più volte in un anno.Come tutte le piante officinali, cambia un po’ di qualità a seconda delle zone in cui cresce, all’esposizione e alla stagione di raccolta, il suo olio essenziale è formato , per lo più, da cineolo, borneolo, canfora, pinene, esteri tannini, resine.

Usi fitoterapici: Bagni tonificanti di decotto di rametti contro la stanchezza e la pelle ruvida; utile anche per combattere un incipiente raffreddore (un bagno al Rosmarino può essere risolutivo). I bambini gracili traggono molto giovamento con una cura di questi bagni. Io sottolineo spesso l’effetto positivo che possiamo ottenere dalle piante attraverso l’osmosi; ricordiamoci che la pelle respira attraverso i pori e che le abluzioni alle mani o ai piedi non sono da sottovalutare nelle cure fitoterapiche o di aromaterapia.

Contro la sinusite si fa bollire una manciata di foglie in due tazze d’acqua e si fanno degli impacchi caldi tra i seni nasali, altrettanto utili si dimostrano questi impacchi nella zona cervicale per combattere un’infiammazione acuta della zona. Per questi disturbi sono molto utili anche le frizioni di olio di R. ottenuto per macerazione dei rametti freschi in olio d’oliva, di cartamo o di lino.
Per rinforzare i capelli si fanno frizioni di T.M. (tintura madre) di Rosmarino,Ortica, Equiseto; oppure ci si risciacquano, massaggiando la cute, i capelli con un decotto di rametti fogliari.
Utile, contro la tosse dei bambini (ma anche dei grandi), è la marmellata di fiori che si prepara con molto amore, molta pazienza, molti fiori e qualche cucchiaio di zucchero; se ne dà un cucchiaino piccolo sciolto in una tazza di latte caldo, due volte al dì.
Attenzione ai dosaggi, soprattutto nelle cure per via orale: il R. ad alte dosi, può essere tossico e procurare eccitazione o allergie! Come per qualsiasi tipo di medicamento, vegetale e non, bisogna affidarsi a persone esperte e fidate.
Come cosmetico questa pianta è nota fin dai tempi antichi, ma il prodotto più famoso, passato alla storia, è l’acqua della regina d’Ungheria. In effetti, l’essenza, contenuta in questa meravigliosa labiata, è molto utile contro le rughe e la pelle atona sia del viso che del corpo.

RICETTA contro la caduta dei capelli

Rosmarino T.M. 30cc.
Ortica T.M 40cc.
Equiseto T.M. 30cc.

Aggiungere 6-8 gocce di essenza di Bergamotto

Citata nel Cantico dei Cantici, come innumerevoli altre piante che indicherò qui di seguito, è l’Aloe

ALOE Barbadensis     ALOE vera       ALOE vulgaris         ALOE               Liliacee

Il nome si trova già in Celso, medico latino del secolo d’Augusto. Si conoscono circa 85 specie di Aloe, alcune delle quali raggiungono i 20 metri di altezza. Di interesse officinale sono parecchie oltre alle citate: A. socotrina, A. ferox, A. abyssina ecc.
Sono caratteristiche piante grasse e appartengono alla famiglia delle liliacee. I fusti di altezza variabile, sono sormontati da un ciuffo di foglie a sezione triangolare, con bordi spinosi, di colore verde e talvolta picchiettati di macchie porporine. L’infiorescenza è un racemo (1) eretto lungo e compatto che porta fiori di colore che va dal giallo-aranciato al rosso.
Molte specie si sono naturalizzate nei paesi a clima temperato dove sono state introdotte per la bellezza delle loro foglie e dei fiori. Nei paesi tropicali e, in particolare, nelle Antille, dall’Aloe perfoliata si estraggono fibre tessili con le quali si confezionano stoffe grossolane o corde.
La droga è data dal succo condensato ed essiccato delle foglie recise e dal gel estratto dalle foglie spellate. A piccole dosi esercita un’azione eupeptica (digestiva) e colagoga, a dosi maggiori è lassativa.
Per uso esterno è usata nella cura delle dermatiti, per le ustioni e per le macchie della pelle.
A Cuba, dove la fitoterapia è applicata anche negli ospedali, l’Aloe viene usata per preparare innumerevoli medicamenti quali: sciroppi, linimenti, lozioni capillari, ovuli, supposte, unguenti rettali, creme.
Ultimamente si stanno studiando gli effetti dell’Aloe contro il cancro.(soprattutto l’Aloe Barbadensis).

(1)- Racemo: infiorescenza allungata in cui i fiori sono sostenuti da peduncoli che si accorciano man mano che si sale.

LAVANDA Lavandula spica, L. angustifolia, L. latifolia Labiate

“ Sei un orto chiuso, sorella mia, sposa, sorgente chiusa, fonte sigillata, boschetto di melograni i tuoi germogli, coi frutti più squisiti, fiori di Cipro e nardo, nardo e croco e cannella e cinammomo, con ogni specie d’alberi d’incenso, mirra e aloe coi migliori aromi…” Cantico dei Cantici 4, 13-14

Nella Bibbia viene spesso citato il Nardo tra gli aromi preferiti il suo profumo non è altro che l’estratto di Lavanda a tutti noto da tempi immemorabili.

Il nome deriva dal latino lavare, infatti veniva usata per profumare l’acqua delle abluzioni e dei bagni: in essi si mettevano direttamente i fiori della pianta prima di immergervisi. L’uso di questa pianta che ha sempre attirato per il suo profumo, si perde nella notte dei tempi. Alcuni nomi popolari si riferiscono o alla forma come spigo, spighetta, erba-spiga; o al suo profumo come nardo, spiganarde ecc.
Contiene olio etereo, alcoli terpenici liberi come il linalolo, geraniolo, borneolo, cineolo canfora ecc. A differenza delle altre labiate questa pianta innalza i suoi steli e mostra con fierezza le sue graziose infiorescenze espandendo, nel periodo della fioritura, il suo particolare aroma per vasti spazi.
Nella medicina popolare l’infuso di fiori, addolcito con miele, veniva assunto per calmare la tosse, come diuretico o calmante. Il decotto dei fiori era usato per disinfettare e profumare l’alito. Le infiorescenze venivano infilate nei cuscini dei piccoli per conciliare il sonno. Pratica ancora consigliabile perchè gradevole ed efficace. L’uso domestico ancora molto diffuso, e assai preferibile ai deodoranti industriali, è quello di porre sacchetti di infiorescenze negli armadi della biancheria.
Nella festività di S. Giovanni si usava regalare un mazzetto di lavanda per amicizia o per dichiarare il proprio amore. In questo caso, dopo la festa di S.Pietro, si ricambiava il mazzetto per dimostrare l’assenso. Queste piante crescono spontanee nelle isole mediterranee e nell’entroterra, in zone a clima mite, sono piante protette. Si coltivano molto come specie da essenza e, per questo possiamo usarle, acquistandole in erboristeria. Le tre lavande citate hanno le stesse proprietà, ma differiscono soprattutto per la larghezza delle foglie e la lunghezza degli steli.
Per uso interno, i fiori di lavanda sono antisettici, carminativi, tonici bechici, antiasmatici, calmanti nervini, curativi dell’emicrania ecc.
Per uso esterno, vulnerari, rubefacenti, combattono l’alopecia e sono parassiticidi, con i fiori si possono fare suffumigi per combattere le laringiti. L’acqua di lavanda ha virtù calmanti e soporifiche, quindi molto adatta a combattere le “rughe d’espressione”; come può formare un’utilissima barriera contro gli agenti atmosferici o lo smog.
Infine parliamo dei bagni che sono, soprattutto dopo una giornata di fatica o di agitazione, un ottimo concilia-sonno. Nella vasca si possono versare due cucchiai di T.M. dopo averla riempita d’acqua o 6 gocce di essenza e rimanere distesi una decina di minuti, con l’accorgimento di mantenere l’acqua alla temperatura a voi più gradita, finito il bagno, ben asciugati, entrate sotto le coperte e, sogni d’oro!

Tintura di lavanda per uso esterno:

Lavanda fiori secchi gr.30
Alcool 50° cc.400
Lasciar macerare per 15 giorni, filtrare e mettere in boccette scure.

Alcune piante citate nella Bibbia

CANTICO DEI CANTICI

Nardo (=Lavanda)
Mirra
Uva
Cedri del Libano
Cipressi
Narciso
Giglio delle valli
Cardi
Giglio
Melo
Fico
Incenso
Legno del Libano (Cedro?)
Melagrana
Miele
Croco
Cannella
Cinammomo
Aloe (Barbadiensis)
Palma
Noci
Mandragole

EZECHIELE 4,9
Orzo, fave, lenticchie, miglio, spelta

Lino 9, 11

Cedro 17, 22

DANIELE 1, 12
Legumi

Lentisco 13, 54- Rovere 13,58

CITAZIONONI DI PIANTE BIBLICHE

Salmi “ … Altissimus produxit de terra medicina.”

Il frutto o le piante sono a volte simboli, cibo, medicina, abiti, legna da costruzione (Arca, Tabernacolo, Tempio), quasi sempre l’uno e l’altro.

Frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male- simbolo Genesi 2, 9

Fico –abito di Adamo ed Eva (Genesi 2,7)

Ulivo –foglia portata dalla colomba a Noè Genesi 8, 11

Mandragola- Lia dorme con Giacobbe e concepisce il quinto figlio Genesi 30,16
Questa pianta ha effetti afrodisiaci.

Adragante, Resina Laudano – Spezie portate dagli Ismaeliti prima che i fratelli di Giuseppe lo gettassero nella cisterna Genesi 37, 25

Papiro –culla di Mosè Esodo 2, 5

Roveto ardente -Dio parla a Mosè Esodo 3, 2

Orzo, lino, grano, spelta – settima piaga d’Egitto, la grandine, Esodo 9, 31

Lattughe selvatiche (=erbe amare) –la Pasqua Esodo 12, 8

Issopo –angelo sterminatore- Esodo 12, 22 -Bruciato nei riti di purificazione- Nm 19, 6
Purificazione del libro sacro e del popolo con sangue, acqua e issopo- Salmi 51, 9
Vedi Levitico14, 4 (lebbrosi)

Palme –oasi di Elim- Esodo 15, 27

Manna- Simile a miele e semi di coriandolo- Esodo 16, 31

Olio- per le lampade- Esodo 27,20

Acacia- altare dei profumi- Esodo 30,1

Mirra, Cinammomo, canna aromatica, cassia Esodo 30,32

Storace, Galbano, Incenso Esodo 30, 34-35

Ginepro –Sotto cui si addormenta Elia- Re 1, 19, 4

Assenzio- Deuteronomio 29, 18

ROSA PRAENESTINA” è il nome scelto dai Latini per designare una rosa esistente nella zona laziale dell’attuale PALESTRINA. PRENESTE che nei secoli fu chiamata anche Città Papale, Pillestrina, Pellestrina. Il nome è dunque mutuato dalla località che si trova a 38 chilometri circa a sud-est di Roma, sul versante meridionale dei monti Prenestini a 465 metri di altitudine.

Nella sezione Botanica della Storia Naturale di Plinio è citata, tra le altre, anche la Rosa Praenestina e, precisamente, nel libro ventunesimo quando l’autore inizia la descrizione: “Rosa nascitur spina verius quam frutice, in rubo quoque proveniens, illic etiam iucundi odoris, quamvis angusti.”… Seguono indicazioni sull’uso di questa rosa“… la si fa macerare nell’olio, e questo già dal tempo della guerra di Troia, come attesta Omero. Inoltre la si fa entrare nei profumi…ha di per sé proprietà medicinali.

Si mette negli impiastri e nei colliri …Si usa anche per profumare le prelibatezze della mensa, dato che non è per niente nociva. (l’uso delle rose in gastronomia, attestato da Apicio IV 2.9 ) Le specie di rose che da noi hanno acquistato maggiore celebrità sono la Praenestina e la Campana.” ORIGINI REMOTE della ROSA PRAENESTINA Una delle più antiche raffigurazioni della rosa Gallica ( a sua volta progenitrice della Praenestina), appare nell’acquerello di un artista bizantino del V secolo dedicato a Julia Anicia figlia dell’imperatore d’Occidente che illustrava il De Materia Medica di Dioscoride Anazarbeo, famosissimo medico e botanico greco del I sec., nel famoso codice bizantino del V° sec. chiamato “Dioscoride di Julia Anicia” o “Dioscoride di Vienna”.* L’opera di Dioscoride ebbe una grande fortuna e fu redatta e commentata in più codici e in più edizioni fino al XVI sec.( In uno stile scarno, inelegante, mescolato di termini barbari di idioma celtico e tracio, vi sono descritti tutti i medicamenti vegetali, minerali e animali dell’epoca )Questo importante e raro testo è composto da 491 fogli e da 400 disegni di animali e piante fu composto intorno all’anno 515 Il codice misura cm. 37X30.

Contiene molte annotazioni in lingua Araba. Un altro riferimento lo troviamo nei versi di un epigramma di M. Valerio Marziale A una coroncina di Rose

“O tu sia nata nell’orto pestano
o generasse te il col tiburtino
o imporporassi tu il suol tuscolano
o tolse villica te al prenestino
o fossi gloria dell’agro campanoperché
più bella tu sembri a Sabino
ti creda un serto del mio Nomentano”

ORIGINE DELLA ROSA Quando è nata la rosa? Reperti fossili dell’Eocene, ritrovati nel Colorado e nell’Oregon, testimoniano dell’esistenza di questo fiore già una quarantina di milioni di anni fa.Da dove deriva il… nome della rosa? Secondo alcuni filologi deriverebbe dal celtico Rhod, rosso, da cui deriverebbe il greco Rhodon.
Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale, parla di dodici specie di rose; Linneo, nel 1700, ebbe ad attribuire a questa famiglia l’identico numero, ma nel giro di un secolo Parmantier scriveva nel suo Dizionario per l’agricoltura, edito dall’Istituto di Francia, come questa famiglia contenesse un grande numero di arbusti, tutti osservabili per la loro bellezza, alcuni notevoli per il soave profumo dei loro fiori, parecchi dei quali erano coltivati nei giardini d’Europa fin dalla più remota antichità.Secolo dopo secolo si è arrivati a considerare che tra specie selvatiche, ibridi e varianti botaniche ne esistano un numero impossibile da stabilire, come è quasi impossibile risalire al tipo da cui discendono.

Allo stato spontaneo, la rosa non cresce sotto l’equatore, pochissime sono quelle che crescono al di sotto del 25° parallelo; mentre dal Giappone, passando tutte le regioni fino all’Europa se ne ha conoscenza fino all’America settentrionale, nella parte occidentale.Secondo gli ultimi studi genetici, la rosa è una pianta di origine nordica che nel corso dei secoli si è andata spostando, e adattando, verso sud. Tornando alla “nostra” non possiamo dimenticare la più chiara descrizione di tale rosa che dobbiamo a Basilius Besler Nel suo famoso erbario figurato appare in un’ incisione con l’appellativo di Rosa Praenestina variegata: si tratta della più antica rosa variegata derivante, per ibridazione naturale, della Rosa gallica. “Hortus Eystettensis sive Diligens et accurata omnium Plantarum, Forum, Stirpium,ex variis orbis terrae partibus, singulari studio collectarum, que in celeberrimis viridariis arcem episcopalem ibidem cingentibus, hoc tempore conspiciuntur delineatio et ad vivuum repraesentatio – Opera Basilii Besleri Phisiatri et Pharmacopaei M.D.C.XIII Così il nostro autore descrive la Rosa Praenestina: “Rosa Praenestina Variegata Plena. Folii e caulibus à praedicta non multùm recedere videtur, flores expodentur in folia diminiatim rubecentia, vel striis rubris extrabe, aut Clusius* habet tertia duntaxat parte alba, seu nuc integra alba, modo integra rubra inter se commista, pari luxuria, qua Caryophylli quidam hortenses, mirificè variant. (Vid. Clusius loco superius citato)” Clusius- Germ. Grosse Bollendische Rosen von hundertblatern/ mit rothen lumen Praticamente descrive una Rosa variegata con molti petali, con cauli e foglie mediamente normali, la rubescenza diminuisce vicino alle foglie, le striature rosse, come dice Clusio, si alternano per circa un terzo, il bianco e il rosso integri si mischiano mantenendo lo stesso splendore dei colori.

L’INCISIONE originale, verrà in seguito colorata di giallino (non conforme alla realtà) e poi screziata come quella esistente, descritta e qui riprodotta Questa ricerca è servita a verificare lo stato della diffusione del genere Rosa in Italia, nel periodo al quale si riferiscono le prime concrete testimonianze in materia.E’ infatti emerso che il nostro paese, fecondissimo per qualità e quantità di specie presenti allo stato selvatico e coltivato, svolse un ruolo di rilievo nello sviluppo delle rose tra cui la R. gallica officinalis e la sua derivata versicolor denominate R. praenestina e R. praenestina variegata.La Rosa Praenestina esiste ancora, nella sua stupenda evoluzione ora si chiama Gallica versicolor o Rosa Mundi e la possiamo ammirare nei più bei roseti e presso i coltivatori di rose.E…probabilmente dal prossimo anno nelle aiuole di Palestrina.

vedi:
Maria Doretta Simoni “ La Rosa Praenestina” Citta’ di Palestrina Assessorato al Turismo 2006 pp.78

La Rosa Praenestina è il nome storico dato dai botanici delle epoche passate, ad una Rosa Gallica che (come risulta da questa interessante ricerca) è endemica del Lazio (Italia) ed in particolare della antica città di Palestrina. Preneste è in una posizione geografica molto favorevole e questa rosa, ibridata naturalmente, veniva, fin dal tempo degli Etruschi, coltivata ed esportata.
L’ opera riporta una notevole quantità di notizie e vuole essere uno stimolo e un contributo all’approfondimento e alla conoscenza di questo meraviglioso fiore.

The Rosa Praenestina (Preanestine Rose) is the historical name given by botanists of past centuries to a Gallica Rose which, as this research shows, is rooted in the Italian region of Latium, particularly around the ancient city of Palestrina. The Praenestine area finds itself in a very favourable geographical position and this rose, obviously hybridized, was grown and exported since Etruscan times. The present work relates a large amount of information and historical facts with the purpose of deepening and widening our knowledge of this magnificent flower.

BOTANICA
Le Rosaceae sono alberi, arbusti ed erbe comprendenti circa 100 generi e 3000 specie.
La maggioranza delle specie posseggono foglie alterne e stipole. Queste possono essere congenitamente attaccate al picciolo. Avrete gia’ incontrato l’espressione ” una rosa e’ una rosa.” che vuol far credere che quando se ne’ vista una si sono viste tutte. La famiglia delle rose tende in effetti ad esibire fiori monotoni attinomorfi, in genere caratterizzati da perianzi divisi in 5 e da numerosi stami Tuttavia una più accurata ispezione rivela che il gineceo varia immensamente tra le differenti specie della famiglia.
Nella sotto-famiglia delle Rosoideae molti dei pistilli carpellari maturano in acheni, mentre nelle Prunoideae un unico pistillo monocarpellato matura in drupa. Nella sotto-famiglia delle Spiraeoideae, il giniceo consiste in due o più pistilli carpellari distinti che maturano in follicoli. In tutti questi casi l’ovario e’ superiore con, generalmente, una qualche formazione di un’area di stami intorno all’ovario. Tuttavia nella quarta sotto-famiglia , quella delle Maloideae, l’ovario e’composto ed inferiore con la possibilita’ di un’area di stami sopra l’ovario stesso.

  
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