Botanica e Medicina Naturale

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Tutti gli articoli di maggio, 2012

 
 
     “…herba giudaica e parimente pagana chiamano alcuni quella pianta che i fiori produce nella sommità del fusto spicati…Usanla i chirurgici tedeschi nelle bevande e nelle ferite interiori…” Ecco alcune parole del Mattioli riferite a questa pianta che, dal latino solidare, allude alle sue proprietà medicamentose.Nella medicina popolare si usano le radici in decotto o macerate nel vino come digestivo e carminativo; le sommità fiorite, in infuso, come aperitivo, astringente, sudorifero. I componenti delle sommità di Solidago hanno un effetto diuretico e antiurico di notevole rilevanza; nello stesso tempo la droga esplica anche una notevole azione antiinfiammatoria e vasoprotettiva.In fitoterapia si usa sotto forma di infusi o Tintura Madre per curare le affezioni renali acute e i disturbi reumatici a componente edematosa.Per uso esterno sono emollienti, detergenti, cicatrizzanti; il decotto per gargarismi contro le infiammazioni del cavo orale e per impacchi cicatrizzanti cutanei.  Image:Solidago virgaurea gullris.jpg

   Secondo  alcuni Hypericum deriva dal greco upér=sopra, cioè più forte del mondo infero; ed eicon=incenso perchè l’odore dell’olio essenziale ricorda quello dell’incenso. L’aggettivo perforatum si riferisce alle foglioline che, guardate contro luce, sembrano traforate per la presenza di piccole ghiandole translucide contenenti oli essenziali.Per tenere lontani i demoni, si usava bruciare la pianta, oppure si prendevano alcuni rametti, della stessa, e, dopo averli immersi in acqua benedetta, si aspergevano gli ambienti. Da qui vien fatto derivare il famoso nome popolare di “Scacciadiavoli”. Altro nome assai diffuso , col quale è conosciuta questa pianta, è Erba di S.Giovanni (attribuito anche a varie felci, Artemisia vulgaris, Hedera helix, Taraxacum officinalis, Inula helenium, ecc.), per il periodo d’inizio della fioritura.

L’Iperico era considerato un amuleto contro ogni forma di stregoneria se si portava addosso nella notte di S.Giovanni (24 giugno, solstizio d’estate). Anticamente, chi si trovava per strada nella notte della vigilia, poteva incontrare le streghe che si recavano a frotte al convegno annuale, per proteggersi da possibili malefici, si infilava sotto la camicia l’Iperico insieme alle altre erbe. (“Se ne fanno unguenti contro le scottature, e per analogia, allontanerebbe coloro che abitano tra le fiamme. E’ stata inoltre collegata al massimo fulgore del sole, nel momento del solstizio estivo: secondo la tradizione si doveva cogliere il giorno di S.Giovanni alle ore 12.”  Guarrera, P.M.-Il patrimonio etnobotanico del Lazio.-Regione-Lazio 1994.)

 Fin dai tempi delle Crociate, i Cavalieri di S.Giovanni di Gerusalemme erano soliti usare questa pianta per curare le ferite dei combattenti perchè, secondo la dottrina della “signatura”, la pianta presentava delle ferite (i forellini delle foglie) e, perciò, era efficace contro le stesse. Inoltre, se si strofinavano i petali tra le dita, ci si tingeva di rosso e questo succo (l’ipericina) era chiamato sangue di S. Giovanni. Per allontanare gli spiriti maligni, si appendevano mazzetti sulla porta di casa o a capo del letto.

Questa pianta , comune nei bordi delle strade, nelle boscaglie, nei campi e in genere nei luoghi erbosi e soleggiati, fiorisce da giugno a settembre. E’ una pianta perenne, con fusti eretti, alti da 20 a 80 centimetri. Le foglie sono opposte, sessili, coriacee, ellittico- oblunghe e punteggiate di nero sul margine della pagina inferiore e con numerosi punti traslucidi bene evidenti in trasparenza per tutto il lembo. I fiori sono raccolti in corimbi e sono formati da cinque petali giallo-dorati. Il frutto è una capsula.

Alcuni nomi popolari delle nostre regioni: Millebuchi (Toscana); Sangue-spasso (Liguria);Trafurelo (Piemonte);Erba dal Sangh (Veneto); Jerbe de San Zuàn (Friuli); Erba da Taj, Erba de San Roch (Emilia).

L’iperico, nella tradizione popolare, ha avuto fama di una vera panacea. Era considerato capace di alleviare disturbi nervosi ( in effetti l’ipericina ha un’azione stimolante, efficace contro le depressioni); di alleviare i disturbi delle vie aeree come tossi, bronchiti, otiti; ma l’ uso più comune è quello del suo olio contro le scottature o le ferite, che si ottiene ponendo le sommità fiorite in olio d’oliva (o altri oli spremuti a freddo). Adatto contro gli eritemi solari, scottature, piaghe di varia origine; da evitare prima dell’esposizione solare perché può causare, alla pelle, fenomeni di sensibilizzazione.

Questo olio, ottenuto per macerazione, facilita la rigenerazione epiteliale e ha un effetto analgesico, che dopo le scottature dà molto sollievo.*

In fitoterapia, si usa anche l’infuso al 2%, 3-4 tazze al giorno per disturbi delle vie respiratorie e cistiti.Un uso  efficace, contro molte forme di depressione, è la Tintura Madre di Iperico che, conosciuta da secoli nel mondo rurale, si sta ora diffondendo nella farmacopea occidentale; negli Stati Uniti al posto di un noto antidepressivo di sintesi si va sostituendo con grande efficacia, un prodotto a base di ipericina estratta dalla pianta. In omeopatia si usa nelle varie diluizioni, nelle lesioni dei nervi e di tessuti nervosi, nei traumi cerebrali, nei dolori successivi a un intervento operatorio, nelle lesioni delle zone nervose periferiche.

*Ricetta per preparare l’olio di Iperico:

Iperico sommità fiorite               gr. 50

Olio extra vergine d’oliva        ½ litro

Sole   15-20 giorni in recipiente a chiusura ermetica.

Quando l’olio ha assunto una bella colorazione rossa, si filtra e si pone in boccette scure.
                             


 Il nome greco significa -spine acute- e si riferisce alle numerose spine che ricoprono i rami di questo arbusto. Il Biancospino era apprezzato per i suoi fiori candidi e le bacche rosse, ma non molto conosciuto nell’antichità.per le sue straordinarie qualità terapeutiche.Due sono i Biancospini più diffusi nell’Europa occidentale: C. Oxyacantha e C. Monogyna (questa si differenzia dalla prima, per le sue foglie glabre profondamente lancinate). Essi si ibridano facilmente passando dall’uno all’altro attraverso forme intermedie, ma in fitoterapia sono usati per le medesime cure. Nella medicina popolare, venivano adoperati ( scorza, foglie, fiori e frutti) con le indicazioni abituali di tutte le piante ad effetto astringente, ad esempio contro il mal di gola o la diarrea. Con le sue bacche si usava fare un liquore zuccherino simile al sidro di pere con un effetto assai inebriante; oltre a quest’uso ce n’era un altro molto più pratico: i frutti essiccati e macinati venivano mischiati alla farina per fare il pane sia in periodi di carestia che in periodi normali.Solo nel XIX° secolo si scoprì che le loro foglie e i fiori contenevano dei fitocomplessi molto utili come tonicardici, antispasmodici e sedativi vegetali. Da allora il Biancospino divenne celebre in tutte le farmacopee del mondo.Si usa in:  Infusione, Tintura Madre o capsule, come coadiuvante della terapia dei disturbi cardiaci; come sedativo contro l’insonnia dovuta ad uno stato ansioso, come vasodilatatore e, utilissimo, contro i disturbi nervosi della menopausa e dell’adolescenza..  

  In senso lato s’intende tutta la “medicina naturale” cioè quella non di sintesi.

FITOTERAPIA : Cura delle malattie con prodotti o derivati vegetali

AROMATERAPIA: Cura delle malattie con le essenze delle piante

GEMMOTERAPIA: Cura delle malattie con macerati o estratti gemme.

FLORITERAPIA: Cura delle malattie con i fiori (es. Fiori di Bach)

MACROBIOTICA: Sistema di vita e cura attraverso l’alimentazione

OMEOPATIA: la cura comprende derivati vegetali, minerali e animali.

Altre cure che spesso affiancano la fitoterapia, sono le Medicine orientali,
  la Pranoterapia, la Riflessologia, l’Etnofarmacologia ecc.

NOTA– Ricordare che l’approfondimento e lo studio di queste nuove scienze” ha origine, in qualsiasi parte del mondo, dalla medicina popolare.

ChelidonErba delle rondini, il significato del suo nome deriva dal greco: chelidon =rondine.
Gli antichi greci e i latini pensavano che le rondini usassero i germogli di questa pianta per far aprire gli occhi ai loro piccoli che, si pensava, nascessero ciechi. Questo fatto portò all’uso popolare della pianta per curare malattie degli occhi, ma questa terapia è molto pericolosa dato che la chelidonia è caustica e serve per estirpare i porri della pelle (infatti, in molte regioni italiane viene chiamata Erba porraia). In ogni modo, dato che la chelidonia ha anche un forte potere antimicotico per certe forme di disturbi oftalmici può essere utile, ma sempre sotto la guida di un esperto.
L’uso attuale in fitoterapia è molto utile per i le affezioni epatiche, soprattutto riguardo ai disturbi dovuti a calcolosi biliare e all’epatite C.

Paracelso aveva già capito queste cose attraverso la teoria della “signatura”, da lui stesso predicata. Egli assimilò il colore del lattice della pianta, ai succhi biliari e constatò che il suo uso la rendeva capace di “aprire le occlusioni” di quest’ organo.
Altro uso, nell’attuale fitoterapia, per la sua azione antispasmodica sui tessuti muscolari (dovuta alla chelidonina e agli alcaloidi del papavero in essa contenuti), è in infusi composti.
Nell’odierna fitoterapia si sono riscontrati ottimi effetti nella cura di alcune malattie dl fegato e delle vie biliari (calcolosi).
Per uso esterno, come accennavo sopra, è ottima per estirpare le verruche, per questo il risultato migliore è l’uso del lattice da pianta fresca, ma funziona molto bene anche la Tintura Madre.

 

  
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