Botanica e Medicina Naturale

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Contributo al Convegno sui Frutti Dimenticati di Casola Valsenio

Perché i frutti dimenticati suscitano tanto interesse, quando se ne parla?
Mi riferisco alla gente comune, non a noi appassionati di piante e fiori, lo chiedo a voi perché l’ho chiesto a me stessa, riscuotendo un certo interesse generale alla notizia di questo Convegno romagnolo.
Senza considerare chi esprimeva il suo plauso positivo solo perché “va di moda” il Naturale, ho notato che persone di tutte le età esprimevano curiosità per questa iniziativa.
E’ che noi tutti facciamo parte delle nostre tradizioni e dell’ambiente dove viviamo e dove siamo vissuti.
Questo vale per tutti i popoli della terra: chi studia le scienze sociali o fa ricerche sul campo, lo può documentare più ampiamente; ma chi ha buon senso lo sa perché per istinto di conservazione ha già dentro di sé questa tendenza.
Chi non aspira a conservare la natura ha “perso la bussola”, dà valore a cose materiali in modo eccessivo e perdendo il gusto vero della vita, fa la guerra.
Ora più che mai stiamo constatando che il mondo è sull’orlo del precipizio e ci sembra di non poter fare nulla per arrestare questa follia di morte. Invece io credo che solo prendere parte ad un incontro di questo tipo sia già una piccola goccia per aiutare la pace, alla quale tutti dobbiamo aspirare.
Se alla fine del mio intervento qualcuno vorrà intervenire ne sarò lieta.
Le piante sono di tutti, come la terra e quando…<–more–>
…..quando? Gli uomini lo capiranno, smetteranno di fare la guerra.
I nostri frutti nelle TRADIZIONI POPOLARI e nella fitoterapia. Significato magico-religioso, simbolismo nel folklore e nell’arte.
M.Doretta Simoni

IL MELOGRANO Punica granatum Punicaceae o Mirtacee

 Tra i frutti più antichi voglio iniziare dal Melograno che unisce molte popolazioni del mondo essendo originario dell’Afganistan e della Persia e mi dà una sensazione di universalità sia nel suo uso che per le tradizioni che lo accompagnano. Cresce spontaneo dal sud del Caucaso fino al Punjab ed è diffuso in Estremo Oriente, oltre che nei paesi del Mediterraneo.

Miti
Albero sacro agli Egizi, già 4500 anni era simbolo di amicizia e concordia.
Secondo la mitologia greca, l’albero nasce dal sangue del dio Bacco, ucciso dai Titani e riportato in vita da Rea madre di Giove.
Proserpina, rapita da Plutone, quando si trova nell’Ade, si ciba dei chicchi di melagrana. (vedi quadro di Danta Gabriele Rossetti 1877).
Per i graci questa pianta era sacra a Giunone e a Venere e rappresentava la fecondità e l’amore.
Le spose romane usavano intrecciare tra i capelli rametti di melograno.
Nel Medioevo, il frutto diviene simbolo della resurrezione e spesso è raffigurato in mano a Gesù Bambino.(Sandro Botticelli -Madonna del Magnificat,1481-85, Firenze Uffizi)
Nell’arte copta l’albero di melograno raffigurava il simbolo della resurrezione.

Nella tradizione asiatica il frutto aperto rappresenta abbondanza e buon augurio e ha ispirato molte leggende. Ad esempio, in Vietnam la melagrana si apre in due e lascia uscire cento bambini, mentre le spose turche lanciano in terra un frutto in terra: avranno tanti figli quanto sono i chicchi caduti.
In Dalmazia lo sposo usa trasferire, dal giardino della sposa al suo,una pianta di Melograno.
E’ di origine indiana la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilità.

USI TRADIZIONALI E CENNI BOTANICI

Ricchissimo di vitamine e’ da millenni fonte di salvezza per i popoli degli aridi territori dell’Asia, considerato il re dei frutti anche per il suo particolare picciuolo a forma di corona.
“Punica granatum”* e’ il suo nome scientifico, albero della famiglia delle Mirtacee, il suo fusto che puo’ arrivare anche ai 5 metri d’altezza, e’ molto ramoso, contorto con una corteccia rosso-grigiastra e rami spinosi. Le foglie sono decidue, oblunghe, per lo piu’ opposte, rigide e lucide. I fiori scarlatti, sbocciano all’estremita’ dei rami, da maggio a luglio. Il frutto e’ una grossa bacca coriacea (balauste), tondeggiante di colore giallo-arancio, diviso al suo interno in 7-15 cavita’ nelle quali sono posti i semi, avvolti da una polpa acida e dolce, succosa e trasparente.
La maturazione dei frutti avviene in autunno; è coltivato spesso a scopo ornamentale nei giardini e sui terrazzi nelle regioni piu’ calde, i suoi frutti e i suoi fiori vengono usati per decorare le tavole e le pietanze. Eppure il melograno avrebbe tutti i motivi per meritarsi maggiore considerazione: i suoi frutti sono ricchi di vitamina A e B. Nell’antichita’ era tenuto in grande considerazione per le sue proprieta’ terapeutiche. Gia’ 4000 anni fa gli egizi conoscevano le proprieta’ vermifughe della radice del melograno. In Europa, all’inizio del XIX secolo la scorza di questa radice era molto usata nella lotta contro la tenia; infatti l’analisi moderna ha confermato la presenza di alcaloidi antielmintici, che sono molto efficaci contro le tenie. Recentemente e’ stato preso in considerazione il succo di melograno per i suoi benefici cardiovascolari. Il frutto contiene in abbondanza tannini che hanno proprieta’ astringenti. Oltre che vermifugo il melograno e’ rinfrescante diuretico e tonico. La corteccia del frutto, ricca di tannino e’ ancora usata in Africa del nord e in Oriente per conciare il cuoio. Con la buccia essiccata si ottiene un ottimo colorante: un caratteristico giallo tendente al verde che e’ stato ritrovato perfino in alcune tombe egizie. In presenza di ferro essa da’ una tinta nera adatta per farne inchiostro, anche i fiori possono servire per preparare un inchiostro rosso. Il frutto oltre a essere un insolito dessert, e’ il protagonista di golose gelatine, bevande dissetanti, granite, marmellate. Il succo di melagrana e’ adoperato in cucina nella preparazione dei dolci ma anche della carne

*Questo nome risale ai Romani che lo importarono da Cartagine, dove era stato, in precedenza portato dai Fenici di ritorno dall’oriente.
Granata, una delle più belle città spagnole prende il nome da questo frutto che raffigurato nel suo stemma.

SCHEDA BOTANICA
Melograno
Punica granatum L.
Famiglia: Punicaceae o Mirtacee
Origini:
bacino mediterraneo orientale e dell’Asia occidentale
Distribuzione:
E’ specie propria del bacino mediterraneo orientale e dell’Asia occidentale, con areale molto frazionato. In Italia è stato introdotto con la coltivazione, ma spesso si trova naturalizzato.
Habitat:
Coltivato e inselva-tichito presso i giardini
Limiti altitudinali:
0-800 m.
Descrizione:
Piccolo albero spinoso o arbusto, a foglie caduche, molto ramificato, a tronco spesso contorto e fessurato in età adulta, con corteccia giallastra.
Foglie per lo più opposte, brevemente picciolate, a lamina lanceolata, intera ai margini, glabra, lucida e un po’ rigida, penninervia.
Fiori ermafroditi soli-tari o in gruppi di 2-3; sessili; calice tubuloso, carnoso, con 5-9 denti di colore rosso-coral-lino; corolla con 5-8 petali rosso scarlatti; stami numerosi (circa 20) con antere giallo-dorate; ovario infero con 1 stilo e stigma a capocchia.
Il frutto è una grossa bacca globosa e coriacea, coronata dai residui persistenti del calice, contenente moltissimi semi protetti da una polpa di colore roseo o rosso, translucida e di sapore acidulo.
Epoca di fioritura: Estate.
Usi:
Il legno, duro, si utilizza per piccoli lavori.
La corteccia del frutto, ricca di tannino, è ancora usata in Africa del nord per conciare il cuoio, che colora di giallastro. In presenza di ferro essa dà una tinta nera adatta per farne inchiostro. Anche i fiori possono servire per fare inchiostro rosso.
In Spagna col succo fresco e lo zucchero si prepara la “granatina”.
Il legno, duro, si utilizza per piccoli lavori.

Fitoterapia
Usi tradizionali
La buccia di M. seccata, bruciata e polverizzata, applicata sulle scottature, era ritenuta rimedio assai efficace (ripi, Ciociaria)
Il decotto di scorza, freddato, si poneva sulle gengive in caso di odontalgia, senza berlo perché leggermente tossico; con la scorza, posta in acqua bollente si preparavano fumenti utili per liberare il naso e le prime vie respiratorie.
Contro gli ossiuri dei bambini si usava l’infuso molto leggero della scorza (che presenta, come abbiamo detto una certa tossicità).
Il decotto di foglie e il succo dei frutti erano usati come antidiarroico.
In caso di irritazioni vaginali, si usava fare lavande con l’infuso dei fiori.
Cosmetica
Il succo dei frutti veniva usato come belletto casalingo fino al secolo scorso.
Il succo dei frutti può essere un ottimo tonico per la pelle del viso e combatte anche la couperose. Con esso si può preparare un ottima crema per il viso data la sua ricchezza di vitamine.
– Ultimi studi –
Molto utile per la salute secondo quanto ha appurato una ricerca fatta da due scienziati israeliani.
Michael Aviram, biochimico al Lipid Research Laboratory del Medical center Rambam di Haifa, ha scoperto che questo frutto ha delle proprietà terapeutiche, e anche antitumorali, perché è ricco di flavonoidi, antiossidanti che proteggono il cuore e le arterie.
Anche l’altro scienziato, Ephraim Lansky, del Technion Israel Institute of Iechnology di Haifa, è giunto alle medesime conclusioni.
Entrambi gli scienziati hanno scoperto che il succo di melograno è addirittura tossico nei confronti delle cellule cancerose. È adatto per la prevenzione del cancro al seno
CREDENZE Popolari
A Roma, nella notte di S. Giovanni, coloro che non potevano andare a fare “schiamazzi” al Laterano, si chiudevano in casa spruzzando acqua santa sulla porta e ponendovi dietro un frutto ed un vaso pieno di sale.
Secondo la magia della “conta”, le streghe avrebbero dovuto contare i semi del Melograno e di sale, prima di entrare, perdendo così tanto tempo d’arrivare all’alba, ora in cui se ne dovevano andare.
Usi Culinari- Uno dei piatti caratteristici del l’autunno vicentino è la tacchina al melograno (‘paeta al malgaragno’), cotta arrosto e irrorata col fondo di cottura corroborato dal succo zuccherino.

GIUGGIOLO Zizyphus lotus-Z.sativa-Z.jujuba Ramnacee

Il Giuggiolo è il nome comune di alcune specie di Zizyphus dai frutti commestibili che fanno parte della famiglia delle Ramnacee (Zizyphus lotus-Z.sativa-Z.jujuba) (1)
Al pari del melograno il giuggiolo è un alberello o più spesso un arbusto; lo si riconosce senza incertezza per i rami che si sviluppano a zigzag e per le foglie contrapposte che li adornano. Il suo duro legno è particolarmente apprezzato per lavori di scultura ed ebanisteria. I suoi rami contorti e spinosi lo rendono adatto ai giardini,ai quali conferisce una nota orientaleggiante. Ama stare in compagnia del pesco e del mandorlo.
I frutti sono delle drupe ovoidali, le sue dimensioni sono piu’ o meno quelle di un’oliva di un colore che, inizialmente verde, a maturazione diventa rossobruno, dalla buccia i lucida.
Anche il giuggiolo è di origine mediorientale e ciò spiega la sua resistenza tanto al caldo e alla siccità quanto agli inverni rigidi.
Le giuggiole (‘dùdole’ ‘sùsube” ‘zìzole’, gensole) maturano nel primo autunno e si consumano sia fresche che leggermente avvizzite (ma vengono anche fatte seccare).
La polpa bianco-verdognola della giuggiola e’ farinosa, con un sapore dolce-acidulo. Se si ha la pazienza di raccoglierla quando e’ ben matura diventa molto dolce.
(1)- Ziziphus sativa, arbusto alto da 2 a 8 m., dai fiori gialli con foglie ovato – oblunghe provviste di stipole spinose, è originario dell’Europa del nord e dell’Africa e viene coltivato nel bacino mediterraneo per i suoi frutti (drupe) piccoli, simili a olive , verdi e poi rossi a maturità, con polpa biancastra, zuccherina, lievemente lassativo.
Ziziphus lotus (giuggiolo selvatico) originario dell’Africa del nord è più piccolo.
Ziziphus jujuba è comune in Cina e in India.

SCHEDA BOTANICA

Caratteristiche: Albero con foglie decidue. Altezza: fino a m. 10. Fiori ermafroditi. Impollinazione: tramite insetti. Foglie indivise. Fiori regolari. Calice gamosepalo. Stami opposti ai petali. Stilo 1.
Presente nelle seguenti regioni: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia

Cresce alle seguenti altitudini (min-max): m. 0-600
Habitat: Luoghi a mezz’ombra; boschi; siepi.
Periodo di fioritura: GIU-LUG
Area di origine: –
Proprietà medicinali: Pianta espettorante; refrigerante; astringente; emolliente; stomachica; antidoto; diuretica; ipnotica; narcotica; pettorale; impiastro; sedativa; calmante il dolore; anticancro; tonica.
Utilizzi alimentari: foglie; frutti.
Dalla pianta si ricavano i seguenti prodotti: Carbone; combustibili; legname.
Note: Pianta legnosa, cespitosa
NOTA
Genere delle Rhamnaceae.
Comprende le seguenti specie: Ziziphus apetala; Ziziphus celata; Ziziphus floribunda; Ziziphus funiculosa; Ziziphus glabra; Ziziphus horrida; Ziziphus joazeiro; Ziziphus jujuba (Albero con foglie decidue. Altezza: fino a m. 10. Fiori ermafroditi.) giuggiolo comune jujube; Ziziphus lotus (Pianta legnosa, cespitosa) giuggiolo selvatico; Ziziphus mauritiana; Ziziphus mexicana; Ziziphus mistol; Ziziphus mucronata; Ziziphus nummularia; Ziziphus obtusifolia (Arbusto) lotebush; Ziziphus oenoplia; Ziziphus oxyphylla; Ziziphus parryi (Arbusto) parry’s jujube, California abrojo; Ziziphus rotundifolia; Ziziphus rugosa; Ziziphus sativa; Ziziphus spina-christi; Ziziphus spinosa; Ziziphus talanai; Ziziphus trinervia; Ziziphus vulgaris; Ziziphus xylopyrus; Ziziphus zizyphus
Fitoterapia
Il decotto dei frutti si usava in caso di ritenzione urinaria.
Col decotto dei frutti si facevano sciacqui, gargarismi, lavaggi e compresse per pelle e mucose infiammate.
I frutti maturi e la loro marmellata sono espettoranti ed emollienti, utili in caso di tosse. I frutti sotto spirito hanno proprietà digestive (assunti con moderazione!).
Per riassumere la giuggiola ha azione bechica, emolliente, fluidificante e leggermente sedativa.
Possiede un alto concentrato di Vit. C. secondo solo al Guava (Fejoa Selloviana) molto più alto del limone. Contiene dal 20 al 30% di glucosio e saccarosio, sostanze resinose e mucillaginose, malato di potassio e di magnesio (nei frutti maturi) fino al 25% di proteine e il 12% di carboidrati.

Preparati fitoterapici attuali

Zyziphus gemme (Gemmoderivati)
In caso di distonie neurovegetative, nevrosi d’angoscia, spasmi muscolari, insonnia, sonno disturbato.

Ziziphus jujuba (Estratto fluido) indicato nelle turbe della concentrazione e nella diminuzione della memoria, insonnia, nevrastenia

In cosmetica si possono preparare oli o creme per il viso con effetti anticouperose e protettivi (Vit.C., mucillagini,resine, magnesio…) in sinergia con mela cotogna e o.e. di agrumi.
L’infuso di fiori o di frutti è un ottimo tonico per il viso.

Altri usi e preparazioni alimentari
Questi frutti vengono consumati in vari modi: canditi, seccati, in salamoia, come succo, o come burro di Ber. In Malawi si distillano i frutti seccati per ottenere una bevanda alcolica molto forte.

Miti e leggende
Ulisse e i suoi uomini furono portati fuori rotta da una tempesta, che durò nove giorni e notti. Furono trascinati dai venti, all’isola dei Lotofagi (l’Isola di Djerba), nel Nord dell’Africa. Alcuni dei suoi uomini, una volta sbarcati per esplorare l’isola, si lasciarono tentare dalle piante di loto. Il frutto magico fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. Ulisse dovette trascinarli a bordo per riprendere il viaggio verso Itaca.
E’ probabile che il loto di cui parla Omero (Libro IX – Odissea) sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici, ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo. Una specie affine, lo Zizypus spinachristi, è ritenuto dalla leggenda una delle due piante che sono servite a preparare la corona di spine di Gesù. L’altra è il Paliurus spinachristi.
Pare che per gli antichi Romani, il giuggiolo fosse il simbolo del silenzio e come tale adornasse i templi della dea Prudenza.
In Romagna in molte case coloniche era coltivato adiacente alla casa nella zona più riparata ed esposta al sole. Si riteneva che fosse una pianta portafortuna.

CURIOSITA’

“Andare in brodo di giuggiole” è una combinazione di parole usata esclusivamente nel significato figurato di “ uscire quasi da sé dalla contentezza”
Il brodo di giuggiole nasce, forse, sul lago di Garda nella residenza estiva dei Gonzaga. Si consumava tradizionalmente per accompagnare le torte o i biscotti secchi che erano inzuppati nel liquido oppure, per il suo gusto particolare, centellinato in bicchierini come un liquore. Ancora oggi la pianta del giuggiolo è tipica del lago di Garda e di Maderno in particolare.
Quali gli ingredienti del brodo speciale? Giuggiole passite, mele cotogne, scorza di limone, uva bianca. Le giuggiole erano cotte in acqua unitamente alle mele cotogne, all’uva e alla scorza di limone. Si lasciavano bollire fino ad ottenere uno sciroppo né troppo liquido né troppo denso. Si chiudeva in bottiglie o barattoli e si conservava al buio, in luogo fresco. (Giusi Morbini)
ORIGINI ETIMOLOGICHE DEL FAMOSO PROVERBIO
In realtà,“Andare in brodo di giuggiole”, dunque, è una combinazione di parole usata esclusivamente nel significato figurato di “andare in solluchero, uscire quasi di sé dalla contentezza” ed è frutto di un’alterazione dell’originaria andare in brodo (o broda) di succiole: in questo passaggio le giuggiole, cioè i frutti del giuggiolo, impiegati, fra l’altro, sia in medicina, per decotti contro la tosse, sia in cucina, per marmellate e confetture, hanno preso il posto delle succiole, ovvero delle castagne lessate con la buccia. L’uso di questa espressione originaria, di provenienza toscana, è già ammesso nella prima impressione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, (1612), dove, per l’appunto, è menzionata due volte: alla voce succiare, con un esempio tratto dal Morgante di Luigi Pulci (“Da SUCCIARE SUCCIOLA, che è castagna cotta nell’acqua con la sua scorza. Morg. Per dare al Saracino altro, che succiole.”) e alla voce castagna (“CASTAGNA. frutta nota. Lat. castanea, Gr. k?stana. Boc. n. 72. 16. Entro col mosto, e con le castagne calde si rappattumò con lui. Qui intende delle cotte arrosto, o lesse: Le quali, arrosto, chiamiam BRUCIATE, e lesse, SUCCIOLE, dal succiarle, che si fa, in mangiandole. Abbiam da essa un proverbio, il quale allude all’ipocrisía, e al bene infinto. Come la castagna, di fuora è bella, e dentro ha la magagna. Lat. intus Hecuba, foris Helena”).
Lo stato di contentezza al quale andare in brodo di giuggiole e andare in brodo (o broda) di succiole fanno riferimento sembra, in definitiva, doversi collegare alla bontà dei frutti menzionati. Prendendo, poi, spunto dalla diversità delle preparazioni nelle quali vengono impiegate le giuggiole e le succiole, Pietro Fanfani e Costantino Arlia hanno esposto, nel Lessico dell’infima e corrotta italianità (1881), dettagliate precisazioni sul corretto uso delle espressioni in cui esse sono menzionate

“Dicono Andare in broda di giuggiole per Godere di molto di chicchessia, Averne somma compiacenza, Sdilinquire dal piacere, ma dicono male; rettamente s’ha a dire Andare o Andarsene in broda di succiole, che è l’antico modo Andare in brodetto o in guazzetto, perché le giuggiole non si lessano, come le castagne o marroni sbucciati, che si dicono succiole, o più comunemente ballotte; e se le si cuociono, se ne fa con altri ingredienti una scottatura per la tosse, non si fa una broda”

NESPOLO MESPILUS germanica L. Rosacee

È una specie originaria dell’Europa sud-orientale, diffusasi poi in tutto il continente e coltivata per i frutti di facile conservazione fino a inverno inoltrato.
Questa pianta cresce in maniera contorta e molto lentamente. E’ formata da foglie ovali, piuttosto grandi, con una particolare seghettatura in prossimita’ della punta.
Il frutto, che ha le dimensioni di una noce, ha la forma di una pallina ed un colore bruno simile alla ruggine. La polpa e’ carnosa, dal sapore piacevolmente acidulo.
Arriva a maturazione ad ottobre proprio mentre la pianta sta perdendo le foglie.
Le nespole non vanno mangiate subito, sarebbero sgradevoli. Bisogna avere la pazienza di aspettare uno o due mesi, quando la buccia avra’ assunto un colore scuro: è a quel punto che la polpa sara’ diventata tenera e gustosa e prenderà il sapore di una confettura dolce e vinosa.
Il clima piu’ adatto a questa pianta e’ quello delle Alpi e degli Appennini, ma, come vedete, la si puo’ trovare anche in pianura.
Il Nespolo selvatico ha pochi frutti,che non raggiungono la grossezza di quelli coltivati, ma non è meno saporito, dopo averlo tenuto un mese nella paglia.
Nespolo comune – Il frutto necessita di ammezzimento, ma può divenire edule se lasciato sulla pianta fino ai primi geli.

Fitoterapia e usi alimentari

Nell’antichità era il più popolare dei frutti astringenti, assieme al cotogno, suo cugino botanico.
“lo si impiega all’interno ancor verde, nei flussi di ventre, la dissenteria, i vomiti, la nausea e in tutti i casi in cui le fibre rilasciate hanno bisogno di essere ristrette”. Così scriveva Nicolas Alexander, benedettino, nel 1751.
Henry Leclerc formulò uno sciroppo di nespolo efficace nelle diarree infantili.
La decozione delle foglie e dei frutti è utile come gargarismo nei mal di gola.
La tradizione popolare conosceva l’impiego antidolorifico, in caso di mal di stomaco, dei frutti secchi polverizzati.
Il decotto dei frutti freschi, non ancora maturi, era somministrato nelle affezioni epatiche.

Uso Esterno essendo ricco di acidi organici e tannini, una maschera per il viso con la polpa di nespola, mischiata ad 1 cucchiaino di miele, è certamente assai efficace per distendere la pelle del viso.

NOTE BILIOGRAFICHE

AMBROSOLI, Mauro -Scienziati, contadini e proprietari: botanica e agricoltura nell’Europa occidentale 1350-1850- Torino, Einaudi, 1992.

BATTISTA, Antonio -Salute e bellezza con le piante- Firenze, Giunti, 1992.

BOSCHI e Alberi: contributo alla conoscenza e al rispetto del verde nella provincia di Pesaro e Urbino. Fano. Lit. Offset Stampa, 1982.

DA LEGNANO. L.P. -Le piante medicinali nella cura delle malattie umane- Roma, ed. Mediterranee, 1973.

ENCYCLOPEDIE des Medecines Naturelles sous la direction de Pierre Camillot- Paris, ed. Tecniques, 1993.

GUARRERA, Paolo Maria -Le piante del Lazio nell’uso terapeutico, alimentare, domestico, religioso e magico: etnobotanica laziale e della media penisola italiana a confronto- Roma: Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Dip. di Biologia vegetale, Univ. “La Sapienza”, 1994.
Quad.1: Censimento del patrimonio vegetale del Lazio.
C.S- Quad. 2: Ambienti di particolare interesse naturalistico del Lazio.

LIEUTAGHI, Pierre –Il Libro dei frutti selvatici- Roma, Rizzoli, 1974

MAINARDI FAZIO, Fausta -I frutti del bosco- Milano, De Vecchi, 1979.

MATTIOLI, Pietro Andrea -I discorsi ne i sei libri della materia medicinale di Pedacio Dioscoride Anazarbeo- Bologna, Forni, 1994 (Ristampa anastatica).

NEGRI, Giovanni -Erbario figurato: descrizione e proprietà delle piante medicinali e velenose della flora italiana- Milano: Hoepli, 1973.

PENZIG, Otto -Flora popolare italiana: raccolta dei nomi dialettali delle principali piante indigene e coltivate in Italia- Vol.2. Bologna, Edagricole, 1974.

SIMONI, Maria Doretta -Le piante della Ciociaria fra magia e medicina tradizionale- in: Le Piante Magiche pp.195-239. Quaderni di Antropologia e Scienze del linguaggio. Roma, Domograf, 1995.

SIMONI, Maria Doretta -Bibliografia ragionata della sezione Scienze Naturali e Botanica della Biblioteca di Farfa- in: Farfa e i suio archivi. Roma, SIARES, 1988.

TORRE, Domenico -Medicina popolare e civiltà contadina- Roma, Gangemi, 1994.

ZANGHERI, Pietro -Flora italica vol.I-II. Padova, CEDAM, 1976.


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