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felce-max.gifQuesta pianta è antichissima, ed è una di quelle che ha contribuito alla formazione del carbon fossile. In tempi preistorici aveva un portamento arborescente.Il nome scientifico significa -molte fila- e si riferisce alla disposizione dei”sori”(1) che sono disposti in più file nelle pagini inferiori delle foglie. Nella tradizione popolare italiana, anche questa pianta è legata alla festa di S.Giovanni.

Si credeva che raccogliendo i sori, nella notte del santo, e portandoli addosso, si poteva diventare invisibili ed essere difesi da ogni avversità durante tutto l’anno.Il suo uso popolare contro ” i vermi”, ebbe molta diffusione nel XVIII° secolo ad opera di un fisico svizzero di nome Nouffer che fece un preparato antielmintico, conosciuto col nome di Noufferiana.

La felce è un’erbacea acaule con un grosso rizoma di colore bruno-rossiccio, le foglie sono pennate divise in segmenti lanceolato-lineari. La pagina inferiore della foglia, da maggio a ottobre, si ricopre di sori che racchiudono gli sporangi con le spore.Pianta frequente dalla pianura alla zona montana, ai bordi delle strade e nei boschi, dove, ovviamente sono molto più rigogliose e lucenti.

Le mie ricognizioni hanno avuto luogo nei monti Cimini, Prenestini e Lepini.Anche se questa pianta si adatta a molte variazioni ambientali, in alcune zone delle sopracitate è più rada e meno rigogliosa (monti Prenestini); probabilmente la ragione principale è quella di discariche abusive.

A questa pianta si dovrebbe, a mio avviso, prestare maggiore attenzione anche dal punto di vista fitoterapico, non lasciando cadere l’uso popolare che da secoli viene attuato, soprattutto per i suoi effetti positivi sui disturbi nevralgici ed artritici.

La mia esperienza personale, che ha avuto risultati efficacissimi, è derivata dai racconti di pastori e contadini di varie zone italiane, ma soprattutto negli Appennini Marchigiani e Laziali dove ho avuto più occasioni di “girare”.Ho appreso che nei paesi c’era l’usanza di prepararsi materassi di foglie di felce per alleviare dolori articolari oppure, per quel che riguarda i pastori, di preperarsi dei giacigli con le stesse foglie per distendersi a riposare evitando così l’effetto negativo del prato umido.Dopo queste esperienze, ho trovato anche nei libri antichi tali conferme, che ora sono ampiamente descritte in vari manuali (es.Tosco,U. -Piante aromatiche e medicinali- Torino, Ed. Paoline, 1985.

Guarrera,P.M. -Il patrimonio etnobotanico del Lazio-1994.) Ho preparato tinture madri e pomate con grande sollievo delle persone di famiglia e degli amici affetti da disturbi articolari.Le foglie si raccolgono da giugno a settembre e, o si fa un impacco fresco pestando le stesse e applicandole alla zona dolorante, o meglio ancora si prepara una tintura idroalcolica e si fanno frizioni.

Nella farmacopea famigliare non è consigliabile per uso interno perchè tossica.Siccome è una pianta molto facile da coltivare, sollecito volentieri le ditte interessate a prendere in considerazione anche questa splendida creatura. (1)Soro=insieme di sporangi, che si trova dislocato sulla pagina inferiore delle fronde delle felci e che può apparire protetto o meno da una membrana detta indusio.


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Un Commento

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