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Etruschi

Cosmetica da cosmo (=universo ordinato e armonico) è la tendenza ad essere in armonia con l’Universo

Scrive Erodoto a proposito degli Sciiti: “Gli Sciiti fanno bagni di vapore… tritano su una pietra ruvida, su cui versano acqua,  pezzetti di cipresso, di cedro e di incenso, poi con quello che hanno tritato fanno una pasta spessa con cui si spalmano tutto il corpo ed il viso: le pervade così un soave profumo e insieme, quando il giorno dopo si tolgono il cataplasma, la loro pelle risulta brillante” E’ una delle centinaia di ricette di bellezza pervenuteci dall’antichità. Ricette e ingredienti diversi, un unico e gran denominatore: la cosmesi che aveva, nel mondo antico, una precisa rispondenza terapeutica e religiosa.

Anche oggi i medici affermano che la cura del corpo viene ad arricchire lo stato di salute generale di un individuo. In pratica è ciò che noi chiamiamo igiene che parte dall’ambiente, l’alimentazione e la cura estetica. Medi, Persiani, Egizi, Greci, Romani ci hanno lasciato tracce, soprattutto nei dipinti e nelle opere d’arte funeraria, della loro arte cosmetica. Rarissimi ovviamente, i reperti organici tanto che il “Beauty case” della pitonessa di Gallatis (Mongolia) può essere considerato un colpo di fortuna per gli archeologi, che hanno potuto capire quali componenti facevano parte del materiale usato a quei tempi per la cosmetica.

LA CURA DELLA BELLEZZA

Testimonianze archeologiche e fonti letterarie concordano nel riferire consuetudini riguardanti la cura di sé. Il ricorso alla cosmesi esprime l’esigenza di comunicare la propria individualità attraverso messaggi mirati. L’uso di cosmetici e sostanze odorose é inizialmente legato a funzioni magico-religiose e successivamente assume il carattere di fenomeno decorativo della persona. Lo studio delle testimonianze archeologiche, dalla produzione artistica alla cultura materiale, consente di ricostruire le abitudini cosmetiche nell’antichità.

La maggior parte delle essenze odorose proveniva dall’Oriente ed esse furono oggetto di scambio fin dall’VIII – VII secolo avanti Cristo. I numerosi contenitori di unguenti di produzione greca o orientale, anche nei contesti della Magna Grecia, etruschi o italici, mostrano un fiorente commercio ed una larga diffusione di tali prodotti, almeno nelle classi abbienti. L’olio di oliva costituiva la base grassa per le varie componenti odorose; l’omphacium in particolare, ottenuto da grosse olive verdi, era il più richiesto (Plinius, Naturalis Historia, XIII, 2, 3).

Nel mondo romano, la pratica cosmetica si diffonde in modo capillare e numerose fonti letterarie ce ne parlano. Ovidio è autore di un manuale sul trucco. Altri autori come Marziale, Seneca, Orazio descrivono molti aspetti della vita quotidiana legati alla cura della persona. Numerosi sono gli oggetti attestanti l’uso dei trucchi e dei profumi giunti fino a noi attraverso i ritrovamenti archeologici: unguentari di ceramica, vetro, pietre dure, contenitori di oli, mortai per la preparazione di paste cosmetiche, spatole bastoncini di vetro, osso, metallo, per il trucco degli occhi. La pratica cosmetica non era limitata al mondo femminile. Gli uomini, ad esempio, usavano ungersi e profumarsi il corpo prima e dopo il bagno ( questo uso era particolarmente seguito da tutti gli atleti). Strumento classico per detergere il corpo era lo STRIGILE che comparve in ambiente greco, poi etrusco già ne V-IV secolo a.C. Noi possiamo riprodurre parecchie ricette da loro tramandate e possiamo usarle per migliorare il nostro aspetto e la nostra psiche.

Le ricette antiche, oltre che a darci qualche suggerimento sui materiali naturali da usare, ci spronano a riconsiderare la ricchezza della natura e, la necessità di mantenerne l’equilibrio.

  
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