Botanica e Medicina Naturale

Benvenuti su EtnoBotanica.org!

Notizie In Rilievo

Collegamenti Sponsorizzati

Omeopatia, cure naturali
Payday loans
erboristeria

Tutti gli articoli di Fiori Endemici Del Lazio

ROSA PRAENESTINA” è il nome scelto dai Latini per designare una rosa esistente nella zona laziale dell’attuale PALESTRINA. PRENESTE che nei secoli fu chiamata anche Città Papale, Pillestrina, Pellestrina. Il nome è dunque mutuato dalla località che si trova a 38 chilometri circa a sud-est di Roma, sul versante meridionale dei monti Prenestini a 465 metri di altitudine.

Nella sezione Botanica della Storia Naturale di Plinio è citata, tra le altre, anche la Rosa Praenestina e, precisamente, nel libro ventunesimo quando l’autore inizia la descrizione: “Rosa nascitur spina verius quam frutice, in rubo quoque proveniens, illic etiam iucundi odoris, quamvis angusti.”… Seguono indicazioni sull’uso di questa rosa“… la si fa macerare nell’olio, e questo già dal tempo della guerra di Troia, come attesta Omero. Inoltre la si fa entrare nei profumi…ha di per sé proprietà medicinali.

Si mette negli impiastri e nei colliri …Si usa anche per profumare le prelibatezze della mensa, dato che non è per niente nociva. (l’uso delle rose in gastronomia, attestato da Apicio IV 2.9 ) Le specie di rose che da noi hanno acquistato maggiore celebrità sono la Praenestina e la Campana.” ORIGINI REMOTE della ROSA PRAENESTINA Una delle più antiche raffigurazioni della rosa Gallica ( a sua volta progenitrice della Praenestina), appare nell’acquerello di un artista bizantino del V secolo dedicato a Julia Anicia figlia dell’imperatore d’Occidente che illustrava il De Materia Medica di Dioscoride Anazarbeo, famosissimo medico e botanico greco del I sec., nel famoso codice bizantino del V° sec. chiamato “Dioscoride di Julia Anicia” o “Dioscoride di Vienna”.* L’opera di Dioscoride ebbe una grande fortuna e fu redatta e commentata in più codici e in più edizioni fino al XVI sec.( In uno stile scarno, inelegante, mescolato di termini barbari di idioma celtico e tracio, vi sono descritti tutti i medicamenti vegetali, minerali e animali dell’epoca )Questo importante e raro testo è composto da 491 fogli e da 400 disegni di animali e piante fu composto intorno all’anno 515 Il codice misura cm. 37X30.

Contiene molte annotazioni in lingua Araba. Un altro riferimento lo troviamo nei versi di un epigramma di M. Valerio Marziale A una coroncina di Rose

“O tu sia nata nell’orto pestano
o generasse te il col tiburtino
o imporporassi tu il suol tuscolano
o tolse villica te al prenestino
o fossi gloria dell’agro campanoperché
più bella tu sembri a Sabino
ti creda un serto del mio Nomentano”

ORIGINE DELLA ROSA Quando è nata la rosa? Reperti fossili dell’Eocene, ritrovati nel Colorado e nell’Oregon, testimoniano dell’esistenza di questo fiore già una quarantina di milioni di anni fa.Da dove deriva il… nome della rosa? Secondo alcuni filologi deriverebbe dal celtico Rhod, rosso, da cui deriverebbe il greco Rhodon.
Plinio il Vecchio, nella sua Storia naturale, parla di dodici specie di rose; Linneo, nel 1700, ebbe ad attribuire a questa famiglia l’identico numero, ma nel giro di un secolo Parmantier scriveva nel suo Dizionario per l’agricoltura, edito dall’Istituto di Francia, come questa famiglia contenesse un grande numero di arbusti, tutti osservabili per la loro bellezza, alcuni notevoli per il soave profumo dei loro fiori, parecchi dei quali erano coltivati nei giardini d’Europa fin dalla più remota antichità.Secolo dopo secolo si è arrivati a considerare che tra specie selvatiche, ibridi e varianti botaniche ne esistano un numero impossibile da stabilire, come è quasi impossibile risalire al tipo da cui discendono.

Allo stato spontaneo, la rosa non cresce sotto l’equatore, pochissime sono quelle che crescono al di sotto del 25° parallelo; mentre dal Giappone, passando tutte le regioni fino all’Europa se ne ha conoscenza fino all’America settentrionale, nella parte occidentale.Secondo gli ultimi studi genetici, la rosa è una pianta di origine nordica che nel corso dei secoli si è andata spostando, e adattando, verso sud. Tornando alla “nostra” non possiamo dimenticare la più chiara descrizione di tale rosa che dobbiamo a Basilius Besler Nel suo famoso erbario figurato appare in un’ incisione con l’appellativo di Rosa Praenestina variegata: si tratta della più antica rosa variegata derivante, per ibridazione naturale, della Rosa gallica. “Hortus Eystettensis sive Diligens et accurata omnium Plantarum, Forum, Stirpium,ex variis orbis terrae partibus, singulari studio collectarum, que in celeberrimis viridariis arcem episcopalem ibidem cingentibus, hoc tempore conspiciuntur delineatio et ad vivuum repraesentatio – Opera Basilii Besleri Phisiatri et Pharmacopaei M.D.C.XIII Così il nostro autore descrive la Rosa Praenestina: “Rosa Praenestina Variegata Plena. Folii e caulibus à praedicta non multùm recedere videtur, flores expodentur in folia diminiatim rubecentia, vel striis rubris extrabe, aut Clusius* habet tertia duntaxat parte alba, seu nuc integra alba, modo integra rubra inter se commista, pari luxuria, qua Caryophylli quidam hortenses, mirificè variant. (Vid. Clusius loco superius citato)” Clusius- Germ. Grosse Bollendische Rosen von hundertblatern/ mit rothen lumen Praticamente descrive una Rosa variegata con molti petali, con cauli e foglie mediamente normali, la rubescenza diminuisce vicino alle foglie, le striature rosse, come dice Clusio, si alternano per circa un terzo, il bianco e il rosso integri si mischiano mantenendo lo stesso splendore dei colori.

L’INCISIONE originale, verrà in seguito colorata di giallino (non conforme alla realtà) e poi screziata come quella esistente, descritta e qui riprodotta Questa ricerca è servita a verificare lo stato della diffusione del genere Rosa in Italia, nel periodo al quale si riferiscono le prime concrete testimonianze in materia.E’ infatti emerso che il nostro paese, fecondissimo per qualità e quantità di specie presenti allo stato selvatico e coltivato, svolse un ruolo di rilievo nello sviluppo delle rose tra cui la R. gallica officinalis e la sua derivata versicolor denominate R. praenestina e R. praenestina variegata.La Rosa Praenestina esiste ancora, nella sua stupenda evoluzione ora si chiama Gallica versicolor o Rosa Mundi e la possiamo ammirare nei più bei roseti e presso i coltivatori di rose.E…probabilmente dal prossimo anno nelle aiuole di Palestrina.

vedi:
Maria Doretta Simoni “ La Rosa Praenestina” Citta’ di Palestrina Assessorato al Turismo 2006 pp.78

La Rosa Praenestina è il nome storico dato dai botanici delle epoche passate, ad una Rosa Gallica che (come risulta da questa interessante ricerca) è endemica del Lazio (Italia) ed in particolare della antica città di Palestrina. Preneste è in una posizione geografica molto favorevole e questa rosa, ibridata naturalmente, veniva, fin dal tempo degli Etruschi, coltivata ed esportata.
L’ opera riporta una notevole quantità di notizie e vuole essere uno stimolo e un contributo all’approfondimento e alla conoscenza di questo meraviglioso fiore.

The Rosa Praenestina (Preanestine Rose) is the historical name given by botanists of past centuries to a Gallica Rose which, as this research shows, is rooted in the Italian region of Latium, particularly around the ancient city of Palestrina. The Praenestine area finds itself in a very favourable geographical position and this rose, obviously hybridized, was grown and exported since Etruscan times. The present work relates a large amount of information and historical facts with the purpose of deepening and widening our knowledge of this magnificent flower.

BOTANICA
Le Rosaceae sono alberi, arbusti ed erbe comprendenti circa 100 generi e 3000 specie.
La maggioranza delle specie posseggono foglie alterne e stipole. Queste possono essere congenitamente attaccate al picciolo. Avrete gia’ incontrato l’espressione ” una rosa e’ una rosa.” che vuol far credere che quando se ne’ vista una si sono viste tutte. La famiglia delle rose tende in effetti ad esibire fiori monotoni attinomorfi, in genere caratterizzati da perianzi divisi in 5 e da numerosi stami Tuttavia una più accurata ispezione rivela che il gineceo varia immensamente tra le differenti specie della famiglia.
Nella sotto-famiglia delle Rosoideae molti dei pistilli carpellari maturano in acheni, mentre nelle Prunoideae un unico pistillo monocarpellato matura in drupa. Nella sotto-famiglia delle Spiraeoideae, il giniceo consiste in due o più pistilli carpellari distinti che maturano in follicoli. In tutti questi casi l’ovario e’ superiore con, generalmente, una qualche formazione di un’area di stami intorno all’ovario. Tuttavia nella quarta sotto-famiglia , quella delle Maloideae, l’ovario e’composto ed inferiore con la possibilita’ di un’area di stami sopra l’ovario stesso.

  
blog etnobotanica